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Sabato 5 Marzo l’ingresso del Vescovo Carlo 

nella diocesi di Massa Marittima-Piombino

 

Il vescovo Carlo Ciattini è stato scelto dal papa Benedetto XVI quale successore del vescovo Giovanni Santucci sulla cattedra che fu dei santi Mamiliano, Regolo e  Cerbone e Sabato 5 marzo ha iniziato il suo ministero episcopale nella diocesi di massa Marittima-Piombino, con una celebrazione ricca di gesti e segni che esprimono il ruolo del vescovo nella Chiesa locale. È stato accolto alle 12 presso il Centro Diocesano di Spiritualità “San Guido” a Bolgheri da due rappresentanti della nostra Chiesa: monsignor Vicario Generale, delegato “Ad Omnia”, e dal Presidente del Capitolo e Rettore della Cattedrale che identificano il governo effettivo della nostra realtà ecclesiale.

Alle 14 il corteo del Vescovo si è mosso verso Massa Marittima, per la via Aurelia, attraversando i territori delle comunità parrocchiali di Donoratico, San Vincenzo, Venturina e Follonica, giungendo al centro spirituale della diocesi toccando tutte le comunità parrocchiali che vivono alla luce del Vangelo.

A Massa Marittima è stato accolto dall’unico organismo pastorale che resta in essere allorché il vescovo diocesano è trasferito di sede: il Collegio dei Consultori, costituito da un piccolo numero di sacerdoti che si affiancano al vescovo nell’esercizio del suo ministero; insieme a loro erano presenti i Capitolari della Cattedrale che lo hanno accompagnato nella piazza Garibaldi dove ha incontrato il Sindaco di Massa Marittima, la signora Lidia Bai (leggi sotto il saluto del Sindaco al vescovo), e le autorità civili e militari delle Province e dei Comuni. In piazza erano presenti gruppi di sbandieratori che hanno riproposto il clima di festa delle comunità della diocesi.

 

Didascalia foto (da sx a dx e dall'alto in basso): accoglienza presso il centro di Spiritualità San Guido a Bolgheri; l'accoglienza del vescovo Santucci e del Capitolo della Cattedrale a Massa Marittima; il Saluto del sindaco e delle autorità in piazzza Garibaldi; la processione introitale; la consegna del pastorale; la conclusione della celebrazione eucaristica.

 

» Scarica e leggi il testo dell'omelia

 

Rivestiti dei sacri paramenti la processione dei ministranti, diaconi, presbiteri e vescovi concelebranti si è snodata da sala “La Pira” verso la cattedrale. L’assemblea ha accolto la processione col canto "Noi canteremo gloria a te". Lo squillo delle chiarine e il rullio dei tamburi ha annunciato l’arrivo del vescovo Carlo alla soglia della cattedrale; qui il Rettore della Cattedrale gli ha porto la Pace, affinché possa baciarla e così attestare la sua fede e riverenza nella redenzione offertaci nella Pasqua di Gesù. La Pace è un’icona incisa su lamina che presenta l’immagine della crocifissione-deposizione di Cristo, anticamente aveva un duplice significato: offrire accoglienza ed escludere l’opera del maligno nella persona ricevuta. Al bacio della Pace è seguita l’aspersione di tutti  i presenti con l’acqua benedetta da parte dell’arcivescovo metropolita di Siena, Mons. Antonio Buoncristiani che, esercitando il suo ufficio proprio di coordinatore nella carità dei vescovi suoi viciniori, ha presieduto l’insediamento del vescovo Carlo. La Corale “Santa Barbara” di Massa Marittima, che ha animato il canto liturgico, ha intonato il mottetto polifonico “Ecce sacerdos magnus”, ecco il sacerdote eccellente che nei suoi giorni è stato gradito a Dio, con queste note si riconosce che la ministerialità del vescovo in una Chiesa si fa evidente in quanto promotore dell’unità della fede e della condotta. Giunti all’altare il canto polifonico ha ceduto il posto all’antico canto gregoriano che, all’unisono, si è elevato insieme all’incenso quale segno di concordia.

Il Metropolita ha aperto la celebrazione e ha chiesto alla Chiesa massetana il possesso delle Lettere del Papa in cui si fa nota la sua volontà di affidare al neovescovo Carlo Ciattini questa porzione di Chiesa Cattolica, quindi il più anziano per ordinazione presbiterale del Collegio dei Consultori ha esibito e letto la Lettera del Papa a tutti i presenti. Conosciuta questa volontà da parte del successore di Pietro, tutti hanno acclamato: Rendiamo grazie a Dio. Non è un diritto la presenza di un vescovo, è un dono di grazia così che, rievocando un’antica immagine, le corde della nostra lira non siano slegate e incapaci di esprimere una melodia, ma nell’unità data dallo strumento musicale possa accompagnare l’inno di ringraziamento che sale dal cuore dei fedeli.

Il vescovo Giovanni Santucci ha ricevuto dal Metropolita il pastorale che ha quindi consegnato al nuovo vescovo accompagnandolo dove si è seduto prendendone possesso. Non è questo atto una forma di riconosciuto potere, ma l’invito e l’accompagnamento da parte dei confratelli vescovi all’ufficio di insegnare proprio del Pastore.

In cattedra, il vescovo Carlo ha ricevuto il saluto del Presidente del Capitolo e l’atto di riverenza del Collegio dei Cansultori, dei Padri capitolari, dei responsabili delle Commissioni Pastorali della Diocesi, del Coordinamento delle Religiose e di alcuni laici. Anche questo atto è un segno della volontà di lavorare insieme perché il Vangelo sia luce e norma di vita, ognuno nel suo grado e ministero nell’unità della confessione della fede.

Il canto del Gloria ha segnato il giubilo per questa opera di Dio in favore della nostra santificazione.

La liturgia della Parola è stata quella della nona domenica del tempo ordinario che offre a chi ascolta la contemplazione di Dio-Roccia, e dell’uomo graziato per l’ascolto e l’accoglienza del buon annuncio. Dio ha stabilito Cristo apertamente quale strumento di espiazione per mezzo della fede. Nell’omelia poi il vescovo Carlo ha fissato le linee programmatiche del suo ministero nella sua nuova diocesi (leggi il testo dell'omelia).

La successiva Professione di Fede, recitata dal solo vescovo Carlo, e da tutti siglata con l’Amen solenne è stato l’avvio della realizzazione del gesto di sedersi nella cattedra che abbiamo visto all’inizio della celebrazione. L’invocazione dei santi che hanno testimoniato con l’ardore dello Spirito santo la fede in Dio Padre rivelatoci dal Signore Gesù ha concluso poi la liturgia della Parola.

La processione offertoriale con i doni per il sacrificio eucaristico è voluto essere il segno della sollecitudine dell’intera diocesi per la carità del vescovo. Non solo il successore degli apostoli è maestro di Verità e Guida sicura nel cammino verso la patria, ma altresì è modello di vita donata per il bene e il progresso nella giustizia di ogni uomo in questa nostra porzione di Chiesa cattolica. I frutti della terra, dell’ingegno e della cultura che ci caratterizzano saranno utilizzati per far fronte al microcredito in favore delle famiglie particolarmente segnate dall’attuale crisi economica e dalle mense gestite dalla diocesi in collaborazione con le associazioni cattoliche e le amministrazioni comunali.

Il vescovo Carlo ha dunque presieduto il rendimento di grazie per il quale il Padre celeste ci ha donato nel segno del pane e del vino il Corpo e Sangue del suo diletto Figlio e nostro Redentore.

Il vescovo, padre nella fede e fratello nella testimonianza, ha invocato al termine su tutti i presenti la benedizione di Dio chiudendo la celebrazione di inizio del suo ministero episcopale nella nostra Chiesa con il canto corale del Magnificat.

Al termine, smessi i paramenti, il vescovo è stato accompagnato da tutti i partecipanti alla Sala dell’Abbondanza, messa a disposizione dal Comune di Massa Marittima, per un momento conviviale.

Il saluto del Sindaco di Massa Marittima, Lidia Bai

 

È per me oggi un grande onore porgerLe in questa piazza il più sentito saluto di benvenuto e insieme presentarLe i segni di un clima di totale accoglienza. È un onore anche salutarLa a nome delle autorità civili presenti, cercando di interpretare lo spirito di tutte le rappresentanze istituzionali della nostra vasta antichissima Diocesi di Massa Marittima e Piombino.

Lei ha la sorte di arrivare in una Cattedra dove con diverso e altissimo ingegno lo hanno preceduto grandi esempi di vita pastorale Mons. Faustino Baldini Suo conterraneo, Mons. Lorenzo Vivaldo, Mons. Angelo Comastri, Mons. Gualtiero Bassetti, Mons Giovanni Santucci che oggi è qui insieme a tutti noi. Non me ne vorrà quindi se rivolgo oggi un saluto anche al Suo predecessore con il quale abbiamo percorso un cammino di condivisioni, di comuni preoccupazioni, di bei momenti comuni.

È questa una Diocesi lontana dai grandi centri ma che, credo, possa essere considerata un importante luogo di ispirazione ideale, di comunione e di educazione reciproca al rispetto e alla comprensione delle diversità.

Tutto questo non può essere che di buon auspicio per Lei, che ha già avuto, con il riconoscimento della Chiesa, la stima e l'affetto della collettività che l'attende, una Comunità certa che Lei saprà portare ancora avanti il testimone che riceve.

Mi hanno colpito nel momento della Sua ordinazione a San Miniato, le manifestazioni di premura dei suoi fedeli e cittadini, l'adesione delle comunità e del Clero, il non formale rammarico per la Sua partenza, evidente negli occhi di tutti coloro che l'hanno avuto come punto di riferimento. Ma più ancora mi hanno colpito le Sue parole dette con commozione, fresche e contemporaneamente dense di spessore.

In esse ho colto la volontà di comprendere le diversità, di mettersi al servizio dei fratelli e di ogni uomo con l'attenzione per gli ultimi, i disperati, gli emarginati. In esse ho colto l'intento di un operare che guarda non solo alla Chiesa dei fedeli ma all'Assemblea di tutti i cittadini, per cogliere il bene dove lo si trova e per fare il bene là dove ce n'è più bisogno.

Delle Sue parole vorrei ricordare l'augurio sincero rivolto alle autorità civili di giorni pacifici, tranquilli per poter lavorare serenamente a costruire, realizzare il bene comune, che deve essere al centro di tutti i pensieri e di tutte le azioni.

Il bene comune deve essere al centro di una politica che trova le proprie ragioni fondative nell'etica e nella capacità di proporre un umanesimo di pace e di giustizia.

Ma il bene comune, lo sappiamo, può essere perseguito solo con il concorso di tutte le energie, di tutte le forze, di tutte le volontà che una comunità può esprimere.

Il bene comune si raggiunge attraverso il dialogo, la comprensione, il superamento delle divisioni, l'apertura al nuovo, la capacità di mettersi in discussione, la volontà di lavorare tutti insieme, ciascuno per il proprio ruolo ma con grande sinergia e condivisione.

Le Sue parole allora ci appartengono, le sentiamo nostre e ci troverà interamente disponibili a lavorare insieme, ad aggiungere alle energie suscitate dalla Sua nuova missione, la nostra speranza di dare forza alle miglior energie di questa società.

I problemi su cui confrontarsi non mancheranno in una Diocesi che dalle isole, ai centri più popolati della costa sale ad un entroterra di piccole comunità.

E' una realtà dove il pesante ridimensionamento, avvenuto circa venti anni fa, di una economia forte di industria e di miniera ha dato luogo ad una faticosa riconversione in altri settori, messa ora in discussione dalla crisi generale. Vecchie e nuove povertà si ripresentano, in una società sempre più veloce e competitiva. Si assiste ad un rapido mutamento delle dinamiche sociali che genera smarrimento e preoccupazione. Su tutto questo un'emergenza: il futuro, la prospettiva di futuro per i giovani.

Tuttavia Lei incontra una popolazione che dalla sua storia ha tratto una forte identità e un patrimonio di valori oggi più che mai attuali. Incontra una tradizione civile consolidata, un forte attaccamento alla vita democratica, il senso della comunità, il senso di responsabilità verso il bene comune e insieme la comprensione, la solidarietà che trova le radici nella tradizione operaia e contadina, l'accoglienza, il dialogo.

C'è molto da lavorare ma ci sono buone fondamenta per proseguire un cammino di impegno comune dove nuove istanze e nuovi contributi di idee non potranno che allargare l'orizzonte a prospettive e opportunità. Siamo qui con l'intento di San Bernardino di superare le "parti", come chiamava le divisioni, e rafforzare l'unione e la pace.

Da questa Piazza che ha abbracciato e accolto Madre Teresa di Calcutta,  da questa piazza che  oggi  l'abbraccia e  l'accoglie l'augurio affettuoso e fraterno di un lungo e felice servizio pastorale. Insieme Le porgiamo un piccolo dono: una Croce che ha di prezioso il fatto che la porterà tra gli uomini e le donne del mondo, sapendo che porterà con sé il peso di tutta questa comunità ma con esso anche il sostegno e la compagnia della sua vicinanza.