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27 giugno

Gesù, primogenito tra molti fratelli

 

Concludiamo il percorso che abbiamo fatto con lo sguardo fisso su Gesù (Eb 12,2), rimanendo legati interiormente a Lui anche nelle tante distrazioni estive. La distensione e il riposo possono essere il terreno adatto per un incontro più profondo con Lui, magari nel silenzio di un luogo solitario o a contatto con la natura. In noi nasce e cresce in questi momenti preziosi una realtà nuova, un “uomo nuovo”:

 

Gesù, sacerdote per l’eternità

adoratore del Padre,

primogenito tra molti fratelli,

cuore del mondo e misericordia di Dio

giudice e Signore della nostra vita:

tu ci hai chiamati e benedetti.

Fa’ che nasca in noi l’uomo

della fede, della speranza e dell’amore,

l’uomo della disciplina e della purezza,

l’uomo della lieta confidenza

e della pazienza perseverante.

                        K. Rahner

 


24 giugno

Preghiera della maturità

 

Ogni stagione della vita offre motivo di approfondimento e di crescita, verso la meta finale:

 

Padre,

ora che non sono più in età di alimentare illusioni, aguzza i miei sensi perché possa percepire la bellezza della realtà;

ora che le scelte sono state fatte e tante porte si sono chiuse definitivamente, fammi accettare questa condizioni in modo che le rinunzie non siano un fardello troppo pesante;

ora che una somma di errori ha sconvolto le illusioni giovanili di onnipotenza, non togliermi la pretesa di continuare a tentare di agire correttamente;

ora che tanti disinganni, tante incomprensioni, mi hanno impartito tante lezioni di scetticismo, conserva la mia buona fede e la mia disponibilità verso il prossimo;

ora che la forza fisica comincia a declinare, rinvigorisci il mio spirito, liberami dalla propensione al proprio comodo, raddoppia la mia volontà;…………….

ora che ho perso la benedetta cecità della gioventù e mi è dato di amare solo con gli occhi aperti, raddoppia la mia comprensione, aiutami a superare le tristezze, proteggimi dall’amarezza;

concedimi la grazia di non cadere in disillusioni, di non piangere il passato, di conservare la mia disponibilità, di non perdermi d’animo, di invecchiare giovane, di giungere alla morte con riserve di amore. Amen.


 

20 giugno

La Chiesa e i giovani

 

Un altro grande conoscitore della gioventù ha espresso in modo fine e profondo alcuni atteggiamenti importanti nella relazione con i giovani:

 

Ai giovani non possiamo insegnare nulla, possiamo solo aiutarli ad ascoltare il loro maestro interiore. Suonano strane, ma sono parole di sant’Agostino. Egli afferma con grande chiarezza che possiamo solo creare le condizioni per consentire a un giovane di capire. La comprensione, il giudizio, deve essergli dato dalla sua interiorità.  (…)

E’ fondamentale che per prima cosa risvegliamo la loro coscienza, prestiamo attenzione alle loro doti, mostriamo loro fiducia e li conquistiamo come amici. Allora essi arriveranno con le domande che presenta loro la vita, e su questo si impernierà il nostro insegnamento. Questa è la più profonda fonte di interesse.

Si tratta di rendere testimonianza. Gesù non ha insegnato altro ai suoi discepoli. Come ha fatto? Lasciando che essi partecipassero alla sua vita e al suo lavoro…          

(da C.M.Martini in “Conversazioni notturne a Gerusalemme”)


17 giugno

Invito alla preghiera

 

Nel mese dedicato al Sacro Cuore, ci rivolgiamo al Signore con una preghiera di san Claudio La Colombière, confessore di santa Margherita Maria Alacoque: attraverso di lei conobbe la devozione al Cuore di Gesù nel suo nascere. In questa preghiera egli chiede “cuori nuovi”,  riecheggiando la profezia di Ezechiele (36,26):

 

Centro dei nostri cuori.

Oh Signore, cosa farai per vincere

la spaventosa durezza dei nostri cuori?

Signore, devi darci cuori nuovi,

cuori teneri, cuori sensibili,

per sostituire cuori fatti di marmo e bronzo.

 

Devi darci il tuo Cuore, Gesù.

Vieni, caro Cuore di Gesù.

Metti il tuo Cuore al centro, nel profondo dei nostri

e accendi in ogni cuore una fiamma d’amore

forte, grande come la somma di tutte le ragioni

che io ho per amarti, mio Signore.

 

Oh divino Cuore di Gesù, dimora appartato

nel mio cuore,

così che io possa vivere solo in te e solo per te,

così che, alla fine, io possa vivere con te eternamente

in cielo. Amen

                                         San Claudio La Colombière S.J.


 

13 giugno

Guardare le cose

 

Un ottimo sistema per viver volentieri è quello di non dare troppa importanza alle cose di questo mondo. Dobbiamo rovesciare quel cannocchiale terribile ch’è il nostro egoismo, e adoprarlo all’inverso: combattere, cioè, la prepotenza dei nostri attaccamenti, e dei nostri interessi; allora avverrà un fatto naturale, e pur meraviglioso: le cose tutte viste con le lenti rovesciate appariranno piccole e ingentilite dalla lontananza, e noi guardandole con migliore attenzione e in distanza, scopriremo meno i difetti ch’esse hanno. Dal che ci verrà finalmente nell’anima quella pace che non eravamo riusciti a trovare.    


10 giugno

Credo …la remissione dei peccati,

la risurrezione della carne, la vita eterna

 

Gli apostoli hanno ricevuto dal Risorto un grande mandato, di perdonare i peccati, come Egli stesso aveva fatto durante la sua missione. La Chiesa continua questo ministero di riconciliazione (2 Cor. 5,18) che è il primo frutto della adesione alla fede. Il sacramento del Battesimo infatti cancella le colpe, e rende figli di Dio, ma l’autorità di perdonare i peccati va oltre: essa è affidata ai sacerdoti soprattutto attraverso il sacramento della Penitenza, che ristabilisce la gioia della comunione con Dio e con i fratelli, nella comunità dei credenti.

Infine, lo sguardo si spinge oltre la nostra vita limitata, per entrare nel significato ultimo e più profondo della nostra stessa esistenza. Come Gesù è risorto, e il suo sepolcro era vuoto, così anche i cristiani, santificati dalla sua risurrezione, vivranno per sempre anche con il corpo in una vita senza fine. Questo mistero, che per l’Antico Testamento rimaneva oscuro ed è stato affermato  solo in poche circostanze, è stato invece proclamato da Gesù: Io sono la Risurrezione e la Vita (Gv. 11,25). La fede nella risurrezione della carne ha incontrato molte difficoltà, ma è implicita nella certezza di appartenere e di morire nel Signore Gesù, che come ci associa alla sua morte ci assocerà alla risurrezione.

 Il Credo che recitiamo abitualmente nella Messa dice aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.

In questo “aspetto” si esprime lo spessore della nostra fede, la tensione, la speranza: poiché abbiamo incontrato il Signore, poiché Egli è entrato nelle nostre vite, poiché qualche cosa in noi è cambiato, noi siamo in attesa, quasi protesi, verso la realtà che non tramonterà mai.

Vi è dunque una vita nuova, eterna, alla quale siamo diretti e nella quale potremo entrare dopo la morte e dopo che Dio avrà giudicato la nostra esistenza. C’è una vita eterna, che inizia già sulla terra nella misura in cui ci lasciamo trasformare dall’Amore, una vita che sarà trasfigurata e piena per la stessa presenza di Dio. I cieli nuovi e la terra nuova di cui parla l’Apocalisse saranno il Regno di Dio nella sua pienezza, la piena unità degli uomini e la trasparenza del creato, in una armonia che i nostri occhi di oggi non possono immaginare.


6 giugno

Il Cuore di Cristo, centro di tutto

 

Il vangelo di Giovanni narra che dopo la crocifissione di Gesù i soldati vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua (Gv. 19,33-34). Questa transfissione  è l’origine della devozione al Cuore di Gesù, contemplato nella ferita, nel sangue e nell’acqua sgorgati, quale Agnello cui non sono state spezzate le ossa.

Il cuore rappresenta anche, simbolicamente, il centro della persona, la sede della sua volontà e delle sue scelte: non tanto quindi un centro fisico, geometrico dell’uomo, ma un centro pulsante di vita da cui dipende tutto il resto. Il Cuore trafitto di Gesù rappresenta quindi la volontà di amore, il dono di sé fatto dal Figlio di Dio, e questa sede misteriosa della redenzione umana diviene  anche centro della storia, luogo di rifugio nel peccato, sorgente di vita per il cristiano. Ogni relazione personale, viva col Signore Gesù conduce a contemplare ed amare il suo cuore ferito, il sangue e l’acqua che ci salvano.

Il simbolo permette una conoscenza meno analitica ma più piena e profonda del mistero: non possiamo conoscere il mistero di Dio con la nostra mente, possiamo entrare in contatto vivo con quanto ci ha rivelato.

(cfr. A. Bernard “Il cuore di Cristo e i suoi simboli”)  


3 giugno

La luce del cuore

 

Questo canto che ci fa gustare la bellezza della primavera ci richiama alla vera Luce, che è nel cuore:

 

Sei venuta, o luce della luce,

a dar chiarore alla luce.

Dai miei occhi

Son svanite le tenebre.

Tutto il cielo, la terra tutta

Son pieni di riso e di gioia;

e dove volgo gli occhi

tutto è bello, tutto è bello.

 

La tua luce che trema sulle foglie delle piante

Fa vibrare l’anima mia.

La tua luce che danza sul nido degli uccelli

Mi ridesta il canto.

La tua luce d’amore

ha sfiorato le mie membra;

la tua pura mano

ha accarezzato il mio cuore.

                                  (Tagore “Ghitangioli”) 


 

30 maggio

Non cercare di fare di te un capolavoro,

ma uno strumento di felicità

 

Tocca a noi trovare il vero volto dell’uomo per scoprirvi il vero riflesso di Dio. Sta a noi trasfigurare la realtà di questo mondo, per ridarle il suo vero orientamento. Si tratta di inserirsi nel cuore del mondo, senza disperdersi in esso. Amarlo per ciò che è, senza compromettersi con ciò che fa…

Dobbiamo sempre ritornare a quello che Sant’Agostino ha detto così bene in proposito:

 

Due amori hanno fatto due città: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio ha fatto la città terrestre; l’amore di Dio fino al disprezzo di sé ha fatto la città celeste. Domandatevi ciò che amate e saprete di quale delle due città fate parte.

 

(da Delfieux “Come monastero la città”)


27 maggio

La Trinità

 

Di fronte al mistero più profondo ascoltiamo parole semplici, adatte ai bambini, di un filosofo del secolo scorso:

 

La grande rivelazione di Gesù Cristo sta in due parole, che l’apostolo Giovanni, un amico di Gesù, ha espresso così: DIO E’ AMORE. E Dio non è solo esattamente perché Dio è amore. Infatti, per amare bisogna essere in due o tre, o ancora di più. L’amore è una comunicazione, un dono, uno sguardo nello sguardo, un cuore in un cuore. Tu lo capisci quando ami tua madre o quando la vedi chinarti su di te per amarti. E’ una grande cosa l’aver conosciuto che il segreto di Dio è un segreto d’amore. E la Trinità esprime questo segreto.

In Dio conoscere e amare sono un solo ed identico atto. Il Padre conosce e ama il Figlio, il Figlio conosce e ama il Padre. Il Padre e il Figlio si conoscono e si amano come due sposi. E il loro reciproco amore si chiama Spirito Santo. Così si chiude il ciclo d’amore.          

(J. Guitton “Il mio piccolo catechismo”)


23 maggio

Giovani: davvero una speranza?

 

Il Papa che ha “inventato” le Giornate mondiali della gioventù conosceva a fondo la gioventù stessa: ne ha parlato con ottimismo e serenità, distinguendo lo spirito delle generazioni attuali da quello della sua propria gioventù, che nel dopoguerra drammatico era continuamente portata a superarsi in uno sforzo verso l’eroismo.

Oggi la situazione è ben diversa: Appare chiaro, quindi, che il problema essenziale della gioventù è profondamente personalistico. La giovinezza è proprio il periodo della personalizzazione della vita umana. E’ anche il periodo della comunione. I giovani, sia ragazzi che ragazze, sanno di dover vivere per gli altri e con gli altri, sanno che la loro vita ha senso in quanto diventa un dono gratuito per il prossimo…..

Questa vocazione all’amore è naturalmente l’elemento di più stretto contatto con i giovani…Perché l’amore è bello. I giovani, in fondo, cercano sempre la bellezza dell’amore, vogliono che il loro amore sia bello. Se cedono alle debolezze, assecondano modelli di comportamento che ben possono qualificasi come uno “scandalo del mondo contemporaneo”, nel profondo del cuore desiderano un amore bello e puro….

Poi, parlando delle Giornate mondiali, continua: Nessuno ha inventato le giornate mondiali dei giovani. Furono proprio loro a crearle. Quelle Giornate, quegli incontri, divennero da allora un bisogno dei giovani in tutti i luoghi del mondo…sono diventate una grande e affascinante testimonianza che i giovani danno di loro stessi, sono diventate un mezzo potente d’evangelizzazione…     

(Giovanni Paolo II “Varcare la soglia della speranza”)


20 maggio

Lo Spirito Santo

 

Con fine intuizione Chiara Lubich tenta di entrare nel cuore di Maria, e di dipingere, sia pure in modo limitato, il suo rapporto con lo Spirito Santo che l’ha guidata, consolata, rafforzata. Si uniscono la devozione del mese mariano con la solennità appena celebrata:

 

Egli,

l’anima del Corpo mistico di Cristo,

la fortezza dei martiri di tutti i tempi,

la fluenza delle acque vive di ogni sapiente,

la luce dei mandati da Dio,

la certezza dei papi,

il maestro dei vescovi,

l’amico dei ministri,

il profumo delle vergini:

Egli

ha coabitato con l’Immacolata

trovando le sue delizie nel plasmare,

adombrato,

il Fiore dei fiori,

e Maria

in lui e per lui

portò l’anelito espresso dal cuore umano

nel dolce termine “mamma”

all’altezza stessa di Dio.                       

 (Chiara Lubich “La dottrina spirituale”)


16 maggio

Invito alla preghiera

 

Ti prego, Vergine Santa…

Ti prego, Vergine Santa,

che io abbia Gesù

da quello Spirito

dal Quale tu stessa Lo hai generato.

 

La mia anima riceva Gesù

per opera di quello Spirito

per il Quale la tua carne l’ha concepito.

 

Che io conosca Gesù

da quello Spirito

da cui tu l’hai conosciuto, accolto e partorito.

 

Che io dica a Gesù cose umili e grandi

in quello Spirito

in Cui tu ti proclami serva del Signore,

nel desiderio che si faccia di te

secondo la parola dell’Angelo.

 

Che io ami Gesù

in forza di quello Spirito

per Cui tu Lo adori come Signore

e lo contempli come Figlio.

Amen.

                             Ildefonso da Toledo 


16 maggio

Vivere nella fede

Credo …la Santa Chiesa Cattolica, la comunione dei santi…

 

L’ascolto della Parola di Dio e la celebrazione dell’Eucarestia suppongono una convocazione dei fedeli, che è il primo nucleo visibile della Chiesa (il termine significa proprio convocazione in greco). L’antica nozione del popolo di Dio in Israele si precisa e si trasforma nell’immagine dell’assemblea dei credenti in Cristo riuniti nel suo nome, una comunità santa perché battezzata e ricca della Grazia di Dio. Se è vero che la conversione è personale, e il Regno viene in ogni singolo individuo, è vero anche che Gesù ha cercato di radunare fin dall’inizio della sua missione il popolo di Dio, e continua a farlo: Io edificherò la mia chiesa (Mt. 16,18). La Chiesa non è dunque una riunione umana, ma la riunione di coloro che Cristo continua a chiamare, fondata da Lui, è risposta alla sua chiamata. E’la comunità locale, e al tempo stesso la comunità universale (cioè cattolica), che unisce la molteplicità che diventa unità; unità che rimane tuttavia molteplicità (Benedetto XVI).

Molte immagini la raffigurano: l’ovile, l’edificio di Dio, la famiglia di Dio. La Chiesa, già preannunciata nell’Antico Testamento, è nata dalla missione di Cristo che ha scelto i dodici apostoli fondando una comunità nuova scegliendo gli apostoli stessi secondo l’antico numero delle tribù di Israele. Una comunità resa unita e viva dal suo corpo e dal suo sangue, donati nell’Eucarestia e sulla croce, e tempio dello Spirito che la anima e la guida.

L’immagine che maggiormente ci aiuta ad entrare nel significato della Chiesa santa e universale è il corpo di Cristo: il Signore è il capo di un organismo ampio e articolato, nel quale ogni membro ha il suo compito e la sua vocazione. L’amore che lega i fratelli al Signore e fra di loro è il segno più grande della loro appartenenza alla Chiesa. E’ facile quindi guardare la Chiesa anche come la sposa, in continuo dialogo con lo Sposo, una sposa spesso debole, piena di difetti, ma sempre amata e perdonata.

La Chiesa è una realtà spirituale, profonda, ma è anche una realtà visibile composta da una gerarchia e dai fedeli. Questa visibilità, che fin dalle sue origini è stata importante ed evidente, non deve soffocare lo spirito che conduce ad una sempre maggior crescita ed armonia di ogni membro, per crescere nella somiglianza con il Capo, Cristo.

Lo stretto legame che fa della Chiesa un edificio spirituale in cui ogni pietra ha il suo carico e il suo posto, dilata il nostro orizzonte e ci fa amare questa comunità in cui possiamo incontrare difficoltà e delusioni, ma che non dobbiamo mai smarrire, proprio perché lo stesso Spirito dello Sposo anima anche la Sposa, o, secondo le parole di Benedetto XVI, la luce del volto di Cristo si riflette sul volto della Chiesa.     

 

Proprio perché membri di un unico corpo, i cristiani sono uniti in una profonda comunione, o partecipazione, anzitutto per i doni di santità e di grazia che vengono da Cristo. La comunione nell’Eucarestia, negli altri sacramenti, nell’ascolto della Parola, nella carità…è un vincolo importante e stretto che non di rado viene inteso in modo solo esteriore e superficiale. Siamo veramente fratelli ed uniti proprio perché riceviamo continuamente i doni della salvezza.

Ma siamo uniti anche in un altro significato: noi, pellegrini e viventi, siamo uniti in modo invisibile ma reale con chi è già nella contemplazione di Dio e con chi ancora si va purificando dopo la morte. Questa unione, che è facile intuire con le persone care defunte, è altrettanto viva con i santi, la cui devozione spesso ci aiuta e ci è di esempio. La vicinanza dei santi, e di alcuni in particolare, è fonte di ricchezza spirituale; ma anche tra i viventi ci sono dei “santi” che ci aiutano misteriosamente con la loro vita e la loro testimonianza, mentre anche noi, nel nostro cammino personale per quanto piccolo, possiamo offrire il nostro silenzioso aiuto nella fede e nell’amore attraverso la preghiera.


 

9 maggio

Ciao, stella del mare

 

Una lode a Maria, che abbiamo ricordato ieri come Regina del Rosario di Pompei, la stella più bella di ogni altra stella; temi antichi, espressi in modo nuovo:

 

La vedevo alta sul mare.

Altissima. Bella.

All’infinito bella

Più d’ogni altra stella.

Bianchissima, mi perforava

l’occhio e la mente, viva

come la punta dell’ago.

Ne ignoravo il nome. Il mare

mi suggeriva Maria

Era ormai la mia

sola stella. Nel vago

della notte, io disperso

mi sorprendevo a pregare.

Era la stella del mare.

Era…

                             Giorgio Caproni in Ravasi “Preghiere”


6 maggio

Il riso o il sorriso?

 

La gioia della terra non è la gioia del cielo. Essa conserva necessariamente qualcosa di limitato…La gioia cristiana è solida e profonda, ma rimane discreta, tranquilla e interiore. Ed è qui che interviene il sorridere. Il sorriso traduce all’esterno la pace, la fede, l’amore che abitano nell’anima. Tra il sorriso e il riso esiste più di una diversità: una sorta di contrasto. Al punto che si potrebbe dire che, spesso, coloro che risono non sorridono e coloro che sorridono non ridono! Cerchiamo dunque di essere portatori di sorriso e, quindi, seminatori di gioia. Il mondo circostante potrà così scoprire, o rammentare, che la fonte della gioia è nascosta, ma zampillante nel giardino del Vangelo    

                       (da Delfieux “Come monastero la città”) 


 

2 maggio

“R” come Rosario

 

Una bella riflessione sul Rosario, all’inizio del mese dedicato in modo particolare a questa preghiera:

Il Rosario è come l’eco di un’onda che percuote la riva, la riva di Dio: “Ave Maria…Ave Maria…Ave Maria…”

E’ come la mano della Madre sulla vostra culla di bambino; è come il segno di un abbandono di ogni difficile ragionamento umano sulla preghiera per l’accettazione definitiva della nostra piccolezza e della nostra povertà.

Il Rosario è un punto di arrivo, non un punto di partenza. Per Bernadetta il punto di arrivo giunse molto presto, perché predestinata a vedere su questa terra la Madonna: ma normalmente è una preghiera della maturità spirituale.

Se un giovane non ama dire il Rosario, se dice di annoiarsi, non insistete. Per lui è meglio la lettura di un testo scritturale o una preghiera più intellettuale.

Ma se incontrate un bimbo in una campagna deserta, o un vecchio sereno, o una donna semplice, che dice di amare il Rosario senza capirne il perché, rallegratevi e gioite, perché in quei cuori c’è lo Spirito Santo che prega.

                                                                  (Carlo Carretto “Lettere dal deserto”) 


29 aprile

Santa Caterina da Siena

 

Il 29 aprile con la festa di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa, dottore della Chiesa, ricordiamo una delle sante più affascinanti: nata a Siena nel 1347 in una numerosissima famiglia, ebbe fin bambina dei doni mistici elevati e si dedicò totalmente a Dio. Viveva nella sua casa dedita al servizio di tutti, entrò a sedici anni tra le Mantellate di S. Domenico, si dedicò alla cura dei malati con grande generosità, praticava penitenze durissime.

Ebbe parte ad eventi importanti del suo tempo: alla preparazione della Crociata, e soprattutto al ritorno del Papa da Avignone a Roma, dopo che ella lo aveva supplicato e ammonito con insistenza. Donna di fuoco, si adoperò in diverse missioni di pacificazione in anni di lotte grandi e piccole. Venne chiamata a Roma da Urbano VI, e lì svolse un’importante opera di persuasione e di mediazione in difesa del vero pontefice: morì a Roma nel 1380, ed ebbe tre funerali.

Leggiamo un brano, dai “Fioretti”, che ce la descrive nei suoi anni giovanili a Siena:

Vedendo questa dolce vergine che la volontà del suo Sposo era che essa conversasse co’ gli uomini, si dispose di vivere sì virtuosamente tra loro, che a tutti potesse essere esemplo di virtù; cominciando dalla profonda umiltà, non lassando però la sua penitenza corporale.

…cominciò ad esercitarsi molto allegramente in tutte quelle vili cose, che le fanciulle sogliono fare per casa, cioè cuocere, lavare le scudella, spazzare per la casa, fare il pane, acconciare i letti, ecc.;….

E benché fusse occupata col corpo in questi esercizi esteriori, la sua santa mente sempre stava unita con l’eterno Sposo. Questa era una delle meravigliose cose che si vedesse in lei.  (Cfr. Taurisano “I fioretti di Santa Caterina da Siena”)


24 aprile

In viaggio

 

Una significativa poesia, quasi degli appunti, di Divo Barsotti, noto come pensatore e autore spirituale di grande spessore, che ci fa conoscere la sua attenzione alle piccole occasioni e la capacità di leggerne il valore più profondo: qui il viaggio è un po’ metafora della vita.

 

Sul bus, pigiato fra due tre quattro negri,

verso l’aeroporto, nel sole luminoso di Roma.

 

Prendo la carta d’imbarco

(nel biglietto era sbagliata l’ora del volo)

E vado verso l’uscita numero quattro.

Mi siedo in attesa, in mezzo a giovani greci

che prenderanno con me l’aereo per Brindisi.

 

E’ sempre così tutta la vita: un viaggio,

e nel viaggio sei solo in mezzo a una folla

di cui ignori la lingua

e che non sa nulla di te.

 

Sentono, essi, almeno la tua presenza?

Neppure: tu sei per loro Nessuno.

Parlano fitto fra loro,

ma non so se si dicono realmente qualcosa,

o se le loro parole

vogliono soltanto ingannare il silenzio.

 

E chissà se fra poco

anche in me vi sarà un posto per loro!

 

Ci si incontra così per separarci

ed è come se nulla fosse avvenuto.

Davvero l’incontro è voluto

per una comunione tra gli uomini,

e non perché sappia l’uomo

di essere chiuso, in una sua solitudine?

                              (Divo Barsotti in “La parola è silenzio”)


22 aprile

I giovani

 

Alcune parole di Paolo VI nel 1973 risuonano ancora oggi attuali, ci interpellano:

 

Chi sono questi giovani? Chi non coglie, nei paesi ricchi, la loro angoscia dinanzi alla tecnocrazia invadente, il loro rifiuto di una società, che non riesce a integrali e, nei paesi poveri, il loro lamento di non potere, per mancanza di preparazione sufficiente e di mezzi adatti, portare il loro apporto generoso ai compiti che li sollecitano?

Nell’attuale cambiamento del mondo la loro protesta risuona come un segnale di sofferenza, come un appello di giustizia. In seno alla crisi, che scuote la civiltà moderna, l’attesa dei giovani è ansiosa e impaziente: sappiamo loro aprire le strade dell’avvenire!                    

(da D. Ange “Paolo VI….”)


15 aprile

Vivere nella fede:

Credo nello Spirito Santo

 

Nell’ultimo incontro con i discepoli il Maestro promise ripetutamente la venuta dello Spirito Santo che, rimanendo nella Chiesa, l’avrebbe guidata in intima unione con l’insegnamento del Figlio. Questi, a sua volta, aveva rivelato più da vicino il volto del Padre: in questa progressione, in questa lenta e delicata pedagogia di Dio verso l’uomo, l’ultima persona della Trinità che è stata rivelata era in realtà  presente fin dall’inizio della creazione, nell’annunciazione a Maria, ma ha operato facendo conoscere il Figlio e rimanendo per così dire nell’ombra, in unità con la sua missione.

Spirito, cioè aria, vento, soffio, come Gesù stesso aveva descritto a Nicodemo; Paraclito, cioè avvocato e  consolatore, Spirito di verità, raffigurato dall’acqua, dall’unzione, dal fuoco, dalla nube e dalla luce…

E’ difficile per noi comprendere questa nozione di Spirito, e possiamo forse aiutarci prendendo un esempio dal parlare comune. Quando diciamo “L’opera, l’azione della tale persona è piena di spirito positivo…” diciamo qualche cosa che non dipende dal carattere della persona, dalle circostanze belle o brutte in cui ha operato, ma che va oltre, è una forza e una dimensione profonda che avvertiamo ma non sappiamo spiegarci.

Lo Spirito non è identificato con nessuna realtà, ma è presente in tutte; donato in pienezza il giorno di Pentecoste agli Apostoli, lo Spirito segna con la sua presenza discreta e con la sua azione il tempo della Chiesa, dà pienezza alla Nuova Alleanza nel sangue di Cristo. E’ Lui che ci precede nella fede, ci guida alla verità tutta intera, fa nascere in noi lo spirito di figli, ci tocca con la sua forza e ci guida nelle circostanze del nostro cammino.

Nei cristiani lo Spirito continua a suscitare la missione di Cristo, abitando nei loro cuori. Egli è presente nella Scrittura, nei Sacramenti, nel Magistero della Chiesa, nella preghiera,  nei carismi, nella vita apostolica e nella testimonianza dei santi. Questa familiarità con Dio attraverso la presenza dello Spirito è la grande novità donata dal Messia, è la capacità di chiamare Dio “padre”, “abbà”, è il dialogo intimo che ci rende persone nuove e  rende santa ogni realtà in cui siamo, famiglia e lavoro, salute e malattia, amicizie e tempo libero: tutto viene illuminato dalla luce divina del Consolatore.    


18 aprile

Invito alla preghiera: Tu sei accanto a noi.

 

Ti benediciamo  o Gesù,

risorto dai morti e tornato al Padre,

per innalzare il nostro sguardo

al di là dell’orizzonte limitato della nostra terra,

verso il tuo cielo,

da dove guidi la storia e la nostra vita verso di te,

con la potenza del tuo Spirito,

vento impetuoso che ci trascina sulla strada della tua volontà,

soffio leggero che ci sussurra

la tua tenerezza di amico paziente e fedele.

 

Sostieni la nostra speranza,

leggera come il tuo cammino sulle nubi,

fondata sulla roccia della certezza del tuo amore per noi,

che non viene meno, che non si arrende

neanche davanti al rifiuto e al peccato.

 

Aprici alla gioia della tua presenza,

nella consapevolezza che non siamo soli,

ma che tu sei accanto a noi ,

che camminiamo sulla nostra terra

con lo sguardo rivolto verso il cielo,

dove vivi e regni col Padre e lo Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli. Amen.


11 aprile

Missionari nella folla

 

Con queste righe vivaci Madeleine Delbrel ha descritto la presenza cristiana in mezzo alle folle delle grandi città,  dove è più facile sentirsi anonimi:

 

In cima alla grande scala della metropolitana, missionaria in tailleur o con l’impermeabile vediamo di scalino in scalino, in quest’ora di punta, una distesa di teste, una distesa fremente che aspetta l’apertura dello sportello.

Berretti, baschi, cappelli, capelli di tutti i colori. Centinaia di teste: centinaia di anime. Noi in alto.

E più in alto, ovunque, Dio…

Sì, noi abbiamo i nostri deserti, e l’amore ci conduce là.

(…)

E pregare, pregare come si prega in mezzo agli altri deserti, pregare per tutta quella gente, così vicina a noi, così vicina a Dio.

Deserto di folle. Tuffarsi nella folla come nella sabbia bianca.

Deserto di folle, deserto dell’amore.

Nudità dell’amore vero…

 


8 aprile

La ricerca del bene

 

Una parola di ottimismo e di speranza, che scava nel cuore dell’uomo:

L’umanità ama il bene e odia il male: esso è purtroppo nascosto dalla innumerevole serie degli errori individuali. Ma il male, questo grande tragico male, non uccide il bene e il senso del bene. C’è in tutta l’ esistenza meccanica e arida d’oggi un senso grandioso del bene, una ricerca sincera, benché a volte spaesata, di bene. Intensifica la protezione dei diritti e del benessere fra gli uomini. La vita sociale di tutti i paesi del mondo intensifica la protezione dei diritti fra gli uomini; la tutela giuridica è meticolosamente elaborata in ogni sistema di vita civile…(…)

In tutte le coscienze è il bisogno del bene, come in quasi tutte le terre  sotto tutte le pietre c’è il germe di un filo d’erba. Ma se esistono i deserti nella natura, io credo che non esistano i veri deserti nell’animo umano. C’è sempre in ciascuna mente la tendenza al bene. Bisogna tenere presente sempre a noi stessi la nostra bassezza e la nostra dappocaggine per non inorgoglirci; ma non bisogna dimenticare che il fondamento della nostra esistenza è il desiderio e il bisogno del bene. Accusiamoci se lo contristiamo, questo essenziale nostro bisogno. Ma non lo neghiamo.     


4 aprile

Tu sei il Sole luminoso del Padre

 

Signore crocifisso e risorto,

insegnami ad affrontare

le lotte della vita

per vivere in una più grande pienezza.

 

Tu hai pazientemente e umilmente accolto

gli insuccessi della vita umana

come le sofferenze della crocifissione.

 

Allora aiutami a vivere

le lotte e le pene

che ci apporta la vita quotidiana:

sono occasioni di crescita.

Rendici capaci di affrontarle,

pieni di fiducia nel tuo sostegno.

 

Facci comprendere

che noi arriveremo alla pienezza

della nostra vita

morendo incessantemente a noi stessi

e ai nostri destini uguali,

e solo morendo con te,

noi possiamo risuscitare con te.

 

Nulla ora ci faccia soffrire e piangere

da dimenticare la gioia della risurrezione.

 

Sei il sole luminoso dell’amore del Padre.

Sei la speranza della felicità eterna.

Che la gioia di Gesù sia la nostra forza

e sia luogo di pace, di unità e di amore tra noi.


28 marzo

Notte di veglia al tuo sepolcro

 

Siamo ormai vicini a questa “notte di veglia al sepolcro” e alla resurrezione:

 

V’è una Notte in cui vegliando al tuo sepolcro

più che mai siamo Chiesa,

è la notte in cui lottano in noi disperazione e speranza:

questa lotta si sovrappone sempre

a tutte le lotte della storia

interamente impegnandole

(pèrdono il loro senso? O solamente allora l’acquistano?).

Questa notte il rito della terra

si ricongiunge al suo inizio,

mille anni come un’unica Notte:

Notte di veglia al tuo sepolcro.

                          Giovanni Paolo II cit. in Ravasi “Preghiere”


O Dio, pazzo d’amore!

 

S. Caterina da Siena ha riunito in questa preghiera i punti più essenziali dell’Incarnazione e della Pasqua: proprio oggi si celebra il dono del Corpo e Sangue del Signore nell’Eucarestia:

 

O Dio, pazzo d’amore!

Non ti bastò incarnarti,

ma volesti anche morire!

Vedo che la tua misericordia

ti costrinse a dare anche di più all’uomo

lasciandogli te stesso in cibo.

E noi così deboli abbiamo conforto,

e noi, ignoranti smemorati,

non perdiamo il ricordo dei tuoi benefici.

Ecco, tu dai il tuo cibo ogni giorno all’uomo,

facendoti presente nell’Eucarestia

e nel corpo misterioso della tua Chiesa.

Chi ha fatto questo? La tua misericordia.

                     Santa Caterina da Siena, cit. da Jeanguenin in “Preghiere”


25 marzo

L'Eucarestia come sacrificio

 

Fra pochi giorni la celebrazione del Giovedì Santo ci renderà ancora una volta partecipi in modo particolare della Cena del Signore. E' bella questa prospettiva che ci suggerisce Arturo Paoli:

L’Eucaristia è la "rinnovazione del sacrificio di Cristo". Questo certamente è vero, ma non nel senso pagano, per cui Cristo si sostituisce a noi per rappresentarci: vittima separata da noi, e che noi sacrifichiamo a Dio per esprimergli, attraverso dì essa, i nostri  sentimenti       pentimento, di adorazione, dì fiducia, e quant'altro

L'eucaristia è detta "rinnovazione del sacrificio di Cristo" in quanto è il nostro sacrificio, che noi cioè, in quanto persone religiose appartenenti ad un certo contesto culturale, in qualche modo abbiamo la possibilità dì riprodurre. Perciò Gesù, "simbolicamente" per mezzo dell'eucaristia vuol fare di noi delle vittime. vuole trasformare noi in vittime. Non per farcì necessariamente soffrire, ma per riunirci con lui in questo movimento di liberazione, comunicandoci lo stesso Spirito, che è volontà di riconciliazione. E' quindi certo che la Messa è un atto di gloria a Dio, è un canto di lode a Dio, realizzato attraverso la riunione delle nostre volontà al sacrificio di Cristo; è la nostra partecipazione allo Spirito del Signore. L 'accento va posto non tanto sulla rinnovazione del sacrificio quanto sulla riunione dei fedeli de! popolo di Dio, della comunità cristiana che manifestano la, volontà di aderire e di assumere il progetto di Crìsto, facendolo proprio, per realizzare la riconciliazione e la comunione degli uomini tra loro. Accettare questo progetto comporta necessariamente di enti-are dentro una certa sofferenza. Si può stare nel mondo accettandolo così com'è - e non dico che sia piacevole, ma certamente è più facile -oppure si può non accettarlo così com'è, ed allora occorre lavorare, soffrire e lottare per realizzare l'incontro e la riconciliazione tra gli uomini.

 da: Arturo Paoli, "Svegliate Dio" pag. 158


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