Vescovo di San Miniato
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Pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI

Caritas in Veritate, La Carità nella Verità

Un invito alla lettura

 

Voler fare una presentazione della suddetta Lettera Enciclica sarebbe arduo e presuntuoso, considerati i modi e i tempi a disposizione. Ci fermiamo a un invito alla lettura.

Perché questa Enciclica?

E lo stesso Pontefice a spiegarlo: rendere omaggio e tributare onore alla memoria del grande Pontefice Paolo VI, a oltre quarant'anni dalla pubblicazione della Populorum progressio, e  riprendere i suoi insegnamenti sullo sviluppo umano integrale per collocarsi  nel percorso da essi tracciato e per attualizzarli nell'ora presente. Questo processo di attualizzazione iniziò con l'Enciclica  Sollicitudo rei socialis, con cui il Servo di Dio Giovanni Paolo II volle commemorare la pubblicazione della Populorum progressio in occasione del suo ventennale. Fino ad allora, una simile commemorazione era stata riservata solo alla Rerum novarum. Passati altri vent'anni, esprimo la mia convinzione che la  Populorum progressio  merita di essere considerata come « la Rerum novarum dell'epoca contemporanea », che illumina il cammino dell'umanità in via di unificazione.

Nella Populorum progressio, consacrata al dramma del sottosviluppo e redatta in gran parte da Padre Lebret, fondatore di Economi et Humanisme, si sostiene che il principio della destinazione universale dei beni implica uno sviluppo solidale dell’umanità e si conclude con la nota affermazione di Paolo VI che lo sviluppo è il nuovo nome della pace.

Vent’anni dopo, ed esattamente il 30 dicembre 1987, Giovanni Paolo II, nella Sollicitudo rei socialis, fa eco alla Populorum progressio constatando che le ineguaglianze fra i popoli si aggravano, nonostante alcune felici eccezioni dove è stato possibile uscire dal sottosviluppo. Fatta  la dovuta distinzione tra i problemi del Terzo Mondo e quelli del Quarto Mondo, che devono essere trattati in modo differente, il papa polacco insiste sul principio di solidarietà tra ricchi e poveri.

Lo sguardo dell’attuale Pontefice ritorna  sul magistero complessivo di Paolo VI, con cui la Populorum Progressio è strettamente connessa, innestandosi (la Populorum Progressio) nel solco  della Dottrina sociale della Chiesa.  Si sofferma poi a considerare e plaudire l’opera di papa Montini che, mosso dal desiderio di rendere l'amore di Cristo pienamente visibile all'uomo contemporaneo, affrontò con fermezza importanti questioni etiche, senza cedere alle debolezze culturali del suo tempo.

Con la Lettera apostolica Octogesima adveniens del 1971, papa Montini trattò, infatti,  il tema del senso della politica e del pericolo costituito da visioni utopistiche e ideologiche che ne pregiudicavano la qualità etica e umana. Argomenti strettamente collegati con lo sviluppo.  Dall'ideologia tecnocratica, particolarmente radicata oggi, Paolo VI aveva già messo in guardia, consapevole del grande pericolo di affidare l'intero processo dello sviluppo alla sola tecnica, perché in tal modo sarebbe rimasto senza orientamento.

Altri due documenti dello stesso Pontefice, l’Humanae vitae, del 25 luglio 1968, e l'Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, dell'8 dicembre 1975, pur non essendo strettamente collegati con la Dottrina sociale della Chiesa  sono molto importanti per delineare il senso pienamente umano dello sviluppo proposto dal Magistero. È quindi opportuno leggere anche questi testi in relazione con la Populorum progressio per poter capire la nuova Enciclica in tutto il suo valore e il suo messaggio. Messaggio che soccorre questo nostro tempo, questa nostra storia, poiché  non possiamo più ignorare che se vogliamo risanare l’economia e generare nuova fiducia dobbiamo prima di tutto superare il deficit di logica e di etica che ha segnato questi anni.

Impossibile trattare di tutta l’Enciclica, senza dubbio pietra miliare nel futuro sviluppo del Magistero o Dottrina sociale della Chiesa. 

Ne proponiamo alcuni punti che possano introdurre a una più fruttuosa lettura.

-    Non ci sono due tipologie di dottrina sociale, una preconciliare e una postconciliare, diverse tra loro, ma un unico insegnamento, coerente e nello stesso tempo sempre nuovo. (15)

-    Solo se libero, lo sviluppo può essere integralmente umano; solo in un regime di libertà responsabile esso può crescere in maniera adeguata. (17)

-    L'esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà. (21)

-    Continua « lo scandalo di disuguaglianze clamorose ». La corruzione e l'illegalità sono purtroppo presenti sia nel comportamento di soggetti economici e politici dei Paesi ricchi, vecchi e nuovi, sia negli stessi Paesi poveri. A non rispettare i diritti umani dei lavoratori sono a volte grandi imprese transnazionali e anche gruppi di produzione locale. Gli aiuti internazionali sono stati spesso distolti dalle loro finalità, per irresponsabilità che si annidano sia nella catena dei soggetti donatori sia in quella dei fruitori. (22)

-    L'estromissione dal lavoro per lungo tempo, oppure la dipendenza prolungata dall'assistenza pubblica o privata, minano la libertà e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale. Il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità. (25)

-    Uno degli aspetti più evidenti dello sviluppo odierno è l'importanza del tema del rispetto per la vita, che non può in alcun modo essere disgiunto dalle questioni relative allo sviluppo dei popoli. (28)

-    La carità non esclude il sapere, anzi lo richiede, lo promuove e lo anima dall'interno. Il sapere non è mai solo opera dell'intelligenza. Può certamente essere ridotto a calcolo e ad esperimento, ma se vuole essere sapienza capace di orientare l'uomo alla luce dei principi primi e dei suoi fini ultimi, deve essere “condito” con il « sale » della carità. Il fare è cieco senza il sapere e il sapere è sterile senza l'amore. (30)

-    L'abbassamento del livello di tutela dei diritti dei lavoratori o la rinuncia a meccanismi di ridistribuzione del reddito per far acquisire al Paese maggiore competitività internazionale impediscono l'affermarsi di uno sviluppo di lunga durata. (32)

-    I poveri non sono da considerarsi un « fardello », bensì una risorsa anche dal punto di vista strettamente economico. (35)

-    Accanto all'impresa privata orientata al profitto, e ai vari tipi di impresa pubblica, devono potersi radicare ed esprimere quelle organizzazioni produttive che perseguono fini mutualistici e sociali. È dal loro reciproco confronto sul mercato che ci si può attendere una sorta di ibridazione dei comportamenti d'impresa e dunque un'attenzione sensibile alla civilizzazione dell'economia. Carità nella verità, in questo caso, significa che bisogna dare forma e organizzazione a quelle iniziative economiche che, pur senza negare il profitto, intendono andare oltre la logica dello scambio degli equivalenti e del profitto fine a se stesso. (38)

-    La gestione dell'impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell'impresa: i lavoratori, i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di riferimento. (40)

-    Considerare l'aumento della popolazione come causa prima del sottosviluppo è scorretto, anche dal punto di vista economico. (44)

-    L'economia infatti ha bisogno dell'etica per il suo corretto funzionamento; non di un'etica qualsiasi, bensì di un'etica amica della persona. (45)

-    Il tema dello sviluppo è oggi fortemente collegato anche ai doveri che nascono dal rapporto dell'uomo con l'ambiente naturale. Questo è stato donato da Dio a tutti, e il suo uso rappresenta per noi una responsabilità verso i poveri, le generazioni future e l'umanità intera. (48)

-    Per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il governo della globalizzazione deve essere di tipo sussidiario, articolato su più livelli e su piani diversi, che collaborino reciprocamente. (57)

-    Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione. (62)

-    Il contesto globale in cui si svolge il lavoro richiede anche che le organizzazioni sindacali nazionali, prevalentemente chiuse nella difesa degli interessi dei propri iscritti, volgano lo sguardo anche verso i non iscritti e, in particolare, verso i lavoratori dei Paesi in via di sviluppo, dove i diritti sociali vengono spesso violati. (64)

-    È fortemente sentita, anche in presenza di una recessione altrettanto mondiale, l'urgenza della riforma sia dell'Organizzazione delle Nazioni Unite che dell'architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni. (67)

-    Campo primario e cruciale della lotta culturale tra l'assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell'uomo è oggi quello della bioetica, in cui si gioca radicalmente la possibilità stessa di uno sviluppo umano integrale. (74)

-    la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica, nel senso che essa implica il modo stesso non solo di concepire, ma anche di manipolare la vita, sempre più posta dalle biotecnologie nelle mani dell'uomo. (75)

-    Lo sviluppo deve comprendere una crescita spirituale oltre che materiale, perché la persona umana è un'« unità di anima e corpo », nata dall'amore creatore di Dio e destinata a vivere eternamente. (76)

Buona lettura e non solo.

 

» Il testo integrale dell’Enciclica on line …

 

Riferimenti:

Cfr.  BENEDETTO XVI, Lettera Enciclica Caritas in veritate, 29 giugno 2009;

Cfr. YVES – MARIE HILAIRE,  La Dottrina sociale della Chiesa, Regolarmente aggiornata da più di cent’ani a questa parte, in  COMMUNIO, L’azione sociale della Chiesa, n.  220 (aprile, maggio, giugno 2009)  pp. 84-85.

Cfr. L’OSSERVATORE ROMANO , Per leggere l’Enciclica, mercoledì 8 luglio 2009, pp. 4-5.

Cfr. AVVENIRE, Un economia che guarda all’uomo, mercoledì 8 luglio 2009, p. 4.

Cfr. ETTORE GOTTI TEDESCHI, Senza Etica la finanza fallisce, in L’OSSERVATORE ROMANO, domenica 9 novembre 2008, p. 1.