Vescovo di San Miniato
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» Speciale scomparsa di Mons. Edoardo Ricci

Lutto in diocesi per la scomparsa di Mons. Ricci, vescovo emerito

Mons. Edoardo Ricci ci ha lasciato

 

Ci ha lasciato nel pomeriggio del 28 novembre, in una fredda giornata d’inverno il vescovo Edoardo Ricci. La sua figura di padre e pastore ha accompagnato il cammino di fede della diocesi di San Miniato per diciassette anni dal 1987 al 2004. Ci ha lasciato in punta di piedi, dopo che domenica 23, festa di Cristo Re, era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale di La Spezia, a seguito di un’ictus e di una successiva emorragia celebrale. Fin da subito le sue condizioni si erano dimostrate gravi, poi, dopo alcuni giorni di sofferenza, il decesso.

Il vescovo Edoardo si era congedato dalla diocesi che amava nel 2004, ma non aveva mai interrotto i legami con il clero diocesano, tanto che, si rendeva disponibile volentieri ad amministrare la cresima in questa o quella parrocchia. Alcuni mesi fa aveva voluto celebrare il suo ottantesimo compleanno nella parrocchia di Fucecchio, mentre nel settembre scorso aveva partecipato al pellegrinaggio diocesano a Lourdes con la “sua” e nostra diocesi.

Monsignor Edoardo Ricci era nato a Pignona di Sesta Godano (La Spezia), il 27 aprile 1928; ordinato sacerdote nel 1950; laureato in Lettere a Pisa e in Storia ecclesiastica all’Università Gregoriana di Roma. È eletto Vescovo della diocesi di S.Miniato il 27 Febbraio 1987 e fa il suo ingresso in diocesi il 7 Giugno dello stesso anno. Dal 1996 al 1999 celebra il Tredicesimo (Dodicesimo) Sinodo Diocesano, il primo dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II; nel 1997 dà inizio ai restauri radicali alla Cattedrale (quarto e, al momento, ultimo intervento sull’edificio) che riportano il sacro tempio al maestoso stato in cui la volle il vescovo Francesco Maria Alli Maccarani; i restauri saranno inaugurati dal suo successore, monsignor Fausto Tardelli, il 30 maggio 2004. Viveva nel Seminario vescovile di Sarzana. 

Si sono svolte nella Cattedrale di San Miniato

Le Esequie solenni di Mons. Edoardo Ricci

Ha presieduto il rito Mons. Giuseppe Betori, 

arcivescovo Metropolita di Firenze

 

Si sono svolte nel pomeriggio di lunedì 1 dicembre, nella Chiesa Cattedrale di San Miniato, le solenni esequie di Mons. Edoardo Ricci,  vescovo emerito della diocesi e pastore dal 1987 al 2004.

La salma è arrivata in cattedrale nel primo pomeriggio, proveniente dalla Cattedrale di La Spezia, dove, nella mattinata si era celebrata una solenne eucarestia di suffragio presieduta  dal vescovo di La Spezia, Mons. Francesco Muraglia, alla quale ha preso parte anche il nostro Vescovo, Mons. Fausto Tardelli, con alcuni sacerdoti della diocesi di San Miniato.

La celebrazione eucaristica, è stata presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Giuseppe Betori, arcivescovo Metropolita di Firenze. Concelebrava Mons. Vescovo nostro, il vescovo di La Spezia e molti altri presuli delle varie diocesi della Toscana. Erano presenti moltissimi sacerdoti del clero diocesano che hanno conosciuto, stimato e apprezzato il ministero pastorale di Mons. Ricci nei 17 anni che è stato pastore di questa Chiesa. Numerosissimi anche i fedeli presenti, nonostante il giorno feriale. Presenziavano poi i Sindaci dei Comuni della Diocesi e molte altre associazioni.

Al termine della solenne Messa Esequiale, la salma di Mons. Ricci è stata accompagnata a spalla fino in piazza del Seminario da dove è stata trasportata al cimitero urbano per la tumulazione provvisoria in attesa che siano ultimati i nuovi loculi in Cattedrale, dove riposerà insieme agli altri pastori che lo hanno preceduto.

 

L’Omelia di Mons. Betori, arcivescovo di Firenze

 

Le parole dell’Apocalisse, che abbiamo ascoltato come seconda lettura della liturgia della parola, si stagliano nella loro nettezza sulla oscurità che avvolge i nostri occhi umani quando ci troviamo ad affrontare l’evento della morte. Alla nostra notte si oppone la luce che viene da Dio e che ci assicura che l’approdo ultimo della nostra esistenza è l’incontro con lui, è contemplare il suo volto, diventare cittadini della Gerusalemme celeste. […] »Continua

 

Intervento del Vescovo Fausto alle Esequie

In memoria di S.E.R. Mons. Edoardo Ricci

 

San Miniato, Cattedrale - 1 dicembre 2008 - Tutte le volte che ci salutavamo, sempre con grande affetto, mi diceva, mi ripeteva: “Ogni giorno, ogni giorno prego per lei e per la cara Diocesi di San Miniato, dai sacerdoti ai laici, alle famiglie, ai giovani, ai bambini”. Ed era vero. Ci portava davvero nel cuore, con quella discrezione e semplicità d’animo che gli erano propri. Sono certo che ora più che mai, dal cielo, il vescovo Edoardo continuerà a pregare per noi, per la sua amata Chiesa, che ha servito per tanti anni qui sulla terra.  [...]»Continua

 

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La Rassegna Stampa sulle Esequie di Mons. Ricci

 

La Nazione di SAN MINIATO del 2/12/2008 --------

 

In tanti per i funerali in duomo

L’ultimo saluto a Ricci dalla «sua» diocesi 

di LUCA BOLDRINI

 

SAN MINIATO ha salutato per l’ultima volta il vescovo emerito Edoardo Ricci, passato a miglior vita venerdì scorso all’età di 80 anni all’ospedale della Spezia. Nella città ligure (Ricci era nativo della provincia, per l’esattezza di Pignona di Sesta Godano) il vescovo emerito era stato ricoverato dopo il grave ictus che lo aveva colpito la domenica precedente. E’ stato vescovo di San Miniato per diciassette anni, dal 1987 al 2004, e il suo legame con il territorio era saldo: aveva mantenuto i contati con il clero locale, aveva amministrato la cresima in alcune parrocchie, aveva perfino festeggiato i suoi 80 anni, lo scorso aprile, nella parrocchia di Fucecchio. Per questo ieri, compatibilmente con le brutte condizioni meteorologiche e con l’orario del rito funebre, molti fedeli hanno reso omaggio al loro ex vescovo.

Davvero folta anche la rappresentanza istituzionale e clericale: c’erano i comuni della diocesi samminiatese, ciascuno con il proprio gonfalone, e c’erano soprattutto i «colleghi» vescovi, giunti da tutta la Toscana, compreso l’arcivescovo di Pisa, Giovanni Paolo Benotto. In prima fila i tre più significativi in quel momento di cordoglio: l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, che ha concelebrato la messa con il vescovo di San Miniato, Fausto Tardelli, e il vescovo della Spezia, Francesco Muraglia. Durante l’omelia l’arcivescovo Betori ha ricordato come «monsignor Ricci sia oggi un cittadino della Gerusalemme celeste», mentre il vescovo Tardelli ha ricordato i tre momenti più rilevanti dell’episcopato ricciano: la nascita della Caritas diocesana, il sinodo diocesano e il restauro della cattedrale di San Miniato. La stessa cattedrale che ospiterà le sue spoglie mortali, provvisoriamente custodite nel cimitero urbano, dove sono state portate ieri dopo il funerale: prima a spalla fino a piazza del Popolo, poi con il carro funebre fino al camposanto.

IN CITTA’, intanto, erano stati affissi i manifesti funebri voluti dalla Diocesi. Sugli avvisi si ricorda «la testimonianza di fede e generosità» di monsignor Ricci e «il suo solerte ministero». Prima dell’ultimo saluto di ieri, le parrocchie della diocesi avevano ricordato Ricci domenica scorsa, con una preghiera particolare durante le celebrazioni. Infine, un segno dei tempi: i fedeli possono inviare i loro messaggi di cordoglio all’indirizzo e-mail diocesi@diocesisanminiato.it. Saranno pubblicati sul sito della diocesi.

 

IL TIRRENO PONTEDERA-EMPOLI del 2/12/2008 --------

 

Addio a monsignor Ricci, vescovo di carità 

Centinaia di persone ai funerali

del prelato morto dopo un ictus 

LUCIANO GIANFRANCESCHI 

 

SAN MINIATO. In un pomeriggio dal cielo nero per il maltempo, sullo sfondo della rocca che sovrasta il Duomo e sembrava a lutto, la diocesi ha rivolto ieri l’ultimo saluto al vescovo emerito Edoardo Ricci, morto dopo un ictus. Ricci «è ora nella Gerusalemme celeste, illuminata dalla luce di Dio» ha detto l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, il quale ha concelebrato la solenne messa funebre insieme al vescovo della Spezia Francesco Moraglia e al “nostro” Fausto Tardelli. Il quale ha annunciato che «monsignor Ricci riposerà nel camposanto di San Miniato, ma presto avrà un suo posto qui in Cattedrale».

 Le esequie. La chiesa era gremita di sacerdoti, ai lati i gonfaloni dei Comuni e i labari delle associazioni. Tra il pubblico le suore con il velo e i frati con il saio. La corale di San Genesio ha sottolineato le fasi toccanti della cerimonia. Sulla bara il libro del “Rito delle esequie” era aperto alla pagina della “resurrezione”. Pochi i fiori. Le offerte raccolte sono state destinate al seminario di Betlemme.

 Il ricordo. Monsignor Ricci era presidente onorario del Movimento Shalom e donatore medaglia d’oro dell’Avis di Staffoli. «Di lui vanno ricordate tre iniziative fondamentali, che resteranno», ha evidenziato il vescovo Tardelli, dopo aver dato notizia dei molti messaggi di cordoglio pervenuti alle sorelle Ricci e alla diocesi sanminiatese. Quindi ha continuato: «La prima è la nascita della Caritas locale. La seconda è il sinodo diocesano. Infine, il restauro del Duomo - e qui s’è commosso, perché la vicenda lo tocca personalmente - che quando lui ha lasciato, proprio io, appena nominato vescovo, ho avuto la gioia di inaugurare. Farò di tutto per avere monsignor Ricci il prima possibile qui».

 Il corteo funebre. Tanta gente ha poi seguito a piedi la bara, portata a spalle fino a piazza del Popolo. Da dove il corteo funebre ha proseguito in forma privata per il cimitero.

 

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Il cordoglio del Vescovo Fausto

e della Chiesa di San Miniato

 

 

Nel pomeriggio di ieri, 28 novembre 2008, all’Ospedale S. Andrea di La Spezia si è spento a questa vita terrena S.E.R. Mons. Edoardo Ricci, per 17 anni Vescovo di San Miniato. Colpito da ictus con emorragia cerebrale domenica scorsa, non ce l’ha fatta a recuperare ed ha reso la sua anima al Padre. In questo momento di dolore per la nostra Chiesa, invito tutti, singoli e comunità parrocchiali ad unirsi nella preghiera per lui, perché sia accolto da Dio nella pace come un servitore fedele del Vangelo.

Nello stesso tempo invito a render grazie al Signore per il bene che ha seminato tra noi attraverso il suo ministero episcopale.  +Fausto Tardelli

 

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Altri Messaggi di Cordoglio

 

COMUNE DI SAN MINIATO

Il cordoglio del sindaco di San Miniato

 

SAN MINIATO, 29/11/2008. “A nome di tutta la comunità, esprimo a lei e a tutta la diocesi le più sentite condoglianze per la scomparsa di sua eccellenza monsignor Edoardo Ricci, vescovo della nostra città dal 1987 al 2004”.

Inizia così il messaggio che il sindaco di San Miniato ha inviato all ’attuale vescovo Tardelli, per esprimere il cordoglio cittadino per la scomparsa di Edoardo Ricci.

“Uomo di pace e di dialogo –scrive Frosini- che ricorderemo per quanto ci ha dato, con profonda umanità, umiltà ed intelligenza. Un uomo di cui abbiamo avuto modo di apprezzare la capacità di dialogo con le istituzioni, con i giovani e le famiglie, in un rapporto proficuo e sincero con tutta la città, per il progresso e la crescita della nostra comunità”. (dp)

 

COMUNE DI SANTA CROCE SULL’ARNO

Il cordoglio dell’Amministrazione Comunale

 

SANTA CROCE SULL’ARNO, 29/11/2008. L’intero Consiglio Comunale ha ricordato commosso, ieri sera, Mons. Ricci, Vescovo di San Miniato dal 1987 al 2004.

A dare la notizia della sua morte avvenuta poche ore prima è stato, in apertura di seduta, lo stesso Sindaco, Osvaldo Ciaponi, che ha proposto al Consiglio di osservare un minuto di raccoglimento in ricordo del compianto Presule.

La proposta è stata accolta all’unanimità da tutti i gruppi consiliari, che si sono poi espressi favorevolmente sulla partecipazione ufficiale dell’Amministrazione Comunale ai funerali in programma nei prossimi giorni, incaricando altresì il Sindaco di esprimere all’attuale Vescovo, Mons. Tardelli, la partecipazione della comunità civile di Santa Croce sull’Arno al lutto che ha colpito la nostra Diocesi.

 

MEDICI CATTOLICI

 

I medici cattolici della Diocesi Di San Miniato partecipano al lutto per la scomparsa del Vescovo Emerito Mons Ricci. Ne ricordano lo spirito di padre e pastore.

Il presidente Dott. Vincenzo Vismara.

 

AZIONE CATTOLICA

 

Partecipiamo con vivo dolore e profonda preghiera alla scomparsa del Vescovo Emerito Mns. Ricci. Rinnoviamo la nostra gratitudine al Signore per tutti i Pastori che hanno guidato la nostra Comunità Diocesana con la loro presenza attenta e premurosa fra noi.

La Presidenza

Il Consiglio Diocesano

Il Collegio degli Assistenti di Azione Cattolica

 

GRUPPO SCOUT SHALOM DI SAN MINIATO 

 

IL GRUPPO SCOUT SHALOM DI SAN MINIATO partecipa al dolore della nostra diocesi per la scomparsa del nostro grande amico e vescovo sua eccellenza monsignor Edoardo Ricci.

Sempre presente e disponibile all' incontro con i ragazzi della nostra parrocchia.

Lo ricordiamo con piacere durante i campi estivi quando veniva ben felice a trovare i suoi ragazzi e con i quali condivideva volentieri una partita a carte o un canto intorno al fuoco.

Grazie per i preziosi consigli e per averci aiutato a crescere con spirito cristiano per 17 anni.

Grazie Edoardo il tuo sorriso ci accompagnerà sempre.

Luciano Ermelani e tutti i giovani di San Miniato.

 

MOVIMENTO SHALOM onlus

 

Il Movimento Shalom partecipa al lutto della Diocesi di San Miniato per la scomparsa del Vescovo emerito Edoardo Ricci, nostro Presidente onorario. Ricorda con affetto e con gratitudine la vicinanza e la partecipazione ai progetti e alle attività di Shalom fino a ricoprirne con merito e orgoglio la carica di Presidente onorario.

 

Delegazione CSI San Miniato

 

San Miniato 1 dicembre 2008 - La delegazione del Centro Sportivo Italiano di San Miniato, esprime le Sue più sentite condoglianze e partecipa commossa al dolore che ha colpito la nostra comunità per la scomparsa di Mons. Edoardo Ricci, Vescovo Emerito della Diocesi di San Miniato e si unisce nella preghiera, perchè sia accolto nella casa del Padre. I circoli parrocchiale CSI

 

Associazione Culturale Gemino

 

Profondamente addolorati per la scomparsa del Vescovo Emerito Mons. Edoardo Ricci, esprimiamo i sensi del nostro più sincero cordoglio.

 

Associazione Culturale Gemino, Via Poggio al Pino 11B -Ponte a Elsa (Pi)

 

Delegazione Regionale Caritas Toscana

 

La Delegazione Regionale Caritas Toscana partecipa al dolore per la scomparsa di Mons. Edoardo Ricci, per molti anni incaricato dei vescovi della Toscana per la Caritas.

Abbiamo apprezzato le sue doti di uomo, aperto e sensibile ai problemi dei più poveri, e di pastore capace di indicare sempre alle Caritas della Toscana la via del servizio alla chiesa, del dialogo e della fraternità.

La comune fede nel Signore risorto ci consegna alla speranza di poter condividere un giorno, insieme, lo stesso destino di gioia.

 Don Renzo Chesi

Delegato Regionale Caritas Toscana

 

Sezione Puglia del Movimento Shalom

 

  La Sezione Puglia del Movimento Shalom unitamente alla sua referente Lucia Parente, partecipa al dolore che ha colpito la famiglia "Shalom" per la perdita di S.E.Mons.Edoardo RICCI, Vescovo Emerito della Diocesi di San Miniato e Presidente Onorario del Movimento.

  Il Movimento ringrazia Dio per avergli dato una guida spirituale, sempre attenta e presente ad ogni attività sociale in favore degli ultimi della Terra, e considerato un "padre" da tutti gli appartenenti all'associazione.

 La stessa affettuosa guida spirituale che oggi continua sotto lo sguardo attento e benevolo di Mons.Fausto Tardelli Vescovo successore della Diocesi di San Miniato.

  Con la sua stessa ironica allegria auguriamo al nostro Presidente Onorario Mons.Ricci, che da lassù continuerà ad osservarci con affetto, di continuare a raccontare i suoi aneddoti simpatici agli "Shalom" che ci hanno preceduto.

Grazie Mons.Ricci.

                                              Lucia Parente

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Partecipo con profondo rimpianto e intatta riconoscenza al dolore della Diocesi per la morte di mons.Edoardo Ricci.

Nel ricordo della sua carità nei miei confronti, del rispetto di fronte alle mie ultime scelte e della sua preghiera sempre assicurata,

spero che il Signore della vita lo abbia accolto perchè  servo davvero fedele.

 

Gualtiero Sollazzi

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Sentite condoglianze per la scomparsa di Sua Eccellenza il Vescovo Monsignor Eduardo Ricci.

Cristiano Cristiani

 

 

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1987-2004

I diciassette anni di Mons. Edoardo Ricci

Vescovo di San Miniato

di Fabrizio Mandorlini

 

In un tripudio di festa, il 7 giugno 1987, la piazza del Duomo di San Miniato fu invasa dai fedeli provenienti da ogni parte della diocesi. La suggestiva cerimonia dell’ordinazione episcopale di mons. Edoardo Ricci avvenne in modo inconsueto per San Miniato, che da tanti decenni non aveva assistito ad un rito simile. Una diocesi in cambiamento, in un territorio che cambia. Questa è la realtà in cui mons. Ricci si cala. Nuove esigenze, nuove problematiche fino a pochi anni prima assolutamente impensabili, si affacciano anche nella nostra zona. Scomparvero certe immunità anche per i piccoli paesi situati nel cuore della Toscana. Un’inchiesta sulla religiosità in diocesi, condotta nel 1989, poco tempo dopo l’ingresso di mons. Ricci, tracciava un quadro abbastanza chiaro su quelle che sarebbero state le esigenze pastorali. Se la frequenza domenicale alla messa si attestava su una media di poco inferiore al 20% della popolazione, si intravedevano già segnali di una religiosità basata più che altro sulla tradizione, destinata ad essere posta in discussione di fronte ai cambiamenti assai rapidi della società.

Agli inizi degli anni Novanta, la rivista “Settimana” attribuiva alla diocesi di San Miniato un poco invidiabile primato: avere il clero più vecchio d’Italia, o, come disse qualcuno analizzandolo sotto l’aspetto positivo, il clero più longevo.

Si ipotizzavano allora, entro dieci anni, la soppressione e l’accorpamento di un buon numero di parrocchie; ed entro quindici, che vi fosse un parroco per comune. Del resto un ricambio generazionale appariva al quanto improbabile, vista la carenza di seminaristi.

Durante la Pentecoste del 1989, il 14 maggio mons. Ricci ordinò tre nuovi sacerdoti: don Carlo Ciattini, don Roberto Pacini e don Ernesto Testi. Nella Pentecoste del 1990, furono ordinati don Raimondo Gueli e don Sergio Occhipinti. Si dovette attendere il 2000, per assistere a una nuova ordinazione diocesana: quella di don Fabrizio Orsini. Precedentemente presso il convento “La Vergine” di Fucecchio, mons. Ricci aveva ordinato sacerdote padre Luis Sanchez, missionario Identes di origine spagnola, della comunità di Cristo Redentore.

Nel 2002 due seminaristi di origine indiana, ma che svolsero il cammino di preparazione interamente in Italia, furono ordinati sacerdoti: don Matteo Puthenpurakal e Sunil Thokathussery.

Nel 2003 tre nuove ordinazioni sacerdotali, don Crisostomo Jr Crisostomo di origine filippina, don Giuseppe Volpi di Cigoli, don Francesco Zucchelli di Ponsacco.

Con l’ordinazione di Anio Picchi e di Vittorio Scali il 12 dicembre 1993 iniziò in diocesi un nuovo ministero: quello del diaconato permanente.

Nuove comunità religiose intanto si sono aggiunte agli ordini tradizionali dei Frati Minori Conventuali di San Miniato e di San Romano entrando a far parte della diocesi o prendendo la conduzione di parrocchie o di vere e proprie zone. Sono la comunità dei preti del S.Cuore di Betherram, a Bastia di Ponte a Elsa, che segue, in una sorta di unità pastorale, anche le parrocchie di Pianezzoli, Brusciana, Isola e Roffia; i Servi del Cuore Immacolato di Maria, che si occupano della parrocchia di Cerretti, l’ID di Cristo Redentore di Fucecchio.

Anche le case religiose femminili hanno avuto un incremento sostanziale, provenienti soprattutto dall’estero.

La situazione mondiale in continua evoluzione, ha portato con sé anche flussi migratori di religiosi: è in questo periodo che arrivano in diocesi sacerdoti extracomunitari. Un improvviso e anche repentino cambiamento che ha interessato la mentalità di molte comunità e il tessuto diocesano, in pochi anni, dal più longevo d’Italia al più “colorato”. Cambia il clero cambia, anche il tessuto sociale. Soprattutto nel Comprensorio del Cuoio dove l’immigrazione di manodopera fa approdare molti lavoratori extracomunitari.

Sul piano pastorale, almeno tre sono le iniziative di una certa entità intraprese da mons. Ricci: la visita pastorale, il sinodo diocesano, il sinodo dei giovani.

La visita pastorale indetta agli inizi degli anni Novanta, ha avuto il pregio di far incontrare il vescovo con la realtà diocesana. Una scoperta per il vescovo come per gli interlocutori.

Il momento centrale dell’attività diocesana si ha con l’indizione del sinodo per la ordinata ricezione in diocesi dei documenti e degli aggiornamenti pastorali del Concilio, e per far prendere coscienza a tutti i fedeli di essere chiesa. Il sinodo fu indetto domenica 22 maggio 1994, e nel dicembre dello stesso anno la segreteria sinodale convocò la commissione preparatoria per l’inizio del cammino sinodale nelle parrocchie ove si organizzarono, durante la quaresima successiva, incontri di preghiera e riflessioni guidate.

All’inizio del terzo millennio è stato quindi indetto il sinodo dei giovani. Organizzato in due fasi, la prima di ascolto, la seconda più operativa, ha incontrato non poche difficoltà di svolgimento.

I diciassette anni di episcopato di mons. Ricci, hanno portato a una vera e propria apertura del modo di intendere la nostra dimensione diocesana: una realtà non chiusa in se stessa, ma pronta a farsi prossima per gli altri, per gli altri che sono nei paesi più poveri del mondo. Un vero e proprio impulso, dato dall’inizio dell’episcopato, con la creazione delle “caritas parrocchiali”, raccomandate in occasione della visita pastorale e sviluppatesi in quasi tutti i centri. Un modo nuovo di intendere la pastorale della carità. Ricci trovò una diocesi sensibile a queste problematiche ma ancora poco organizzata per una pastorale di carità che fosse capace di animare e vivacizzare le comunità cristiane, sempre più alle prese con i problemi dell’assenteismo, della progressiva indifferenza, della caduta dei valori, del calo di peso e di significato della vita nella cosiddetta “società post-moderna”.

Gli inizi del suo ministero episcopale furono contrassegnati da precise scelte di campo, che fecero capire il tono e la qualità della sua azione pastorale: un dialogo con il mondo, certo, ma nella chiara e ferma rivendicazione delle ragioni della fede. Per questo motivo il vescovo fa suoi i messaggi del movimento Shalom di don Andrea Cristiani e lo troviamo con i gruppi di lavoro nel Burkina Faso.

Ma l’episcopato di Mons. Edoardo Ricci sarà ricordato anche per i suoi ripetuti e costanti appelli in difesa della vita. Nel 1989 la diocesi crea un “Centro diocesano di solidarietà alla vita”, che opera in due zone ben distinte: nel Valdarno e in Valdera. I richiami contro l’aborto, a favore dell’embrione umano; contro i divorzi familiari sempre più ricorrenti; ai veri valori della vita, contro le distrazioni dell’edonismo; la difesa incondizionata del clero a cui ha scritto anche una lettera pastorale “Perché non dire bene dei preti?”, sono gli argomenti principali affrontati nelle sue omelie come nelle lettere pastorali.

Ma mons. Ricci ha anche una sua dimensione sociale. Ecco che scende in piazza contro le guerre nel mondo, a fianco dei sindaci e degli amministratori, così come appare determinato nel voler riabilitare il suo predecessore mons. Ugo Giubbi, vittima delle calunnie che lo volevano complice dei nazisti nella strage del 22 luglio 1944 e a cui ha intitolato un complesso residenziale adiacente alla chiesa di S.Caterina a San Miniato.

 

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Nelle foto soprastanti lo vediamo ritratto in una processione delle Palme a S.Miniato (foto sinistra) e, a destra, col Vescovo Fausto, durante il recente pellegrinaggio diocesano a Lourdes (Settembre 2008) mentre celebra la S.Messa alla Grotta delle Apparizioni.
 

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Trigesimo della Morte
28 Dicembre 2008
 

28 dicembre 2008 - Festa della Santa famiglia

Trigesimo della morte di Mons. Edoardo Ricci

L’omelia del Vescovo Fausto

 

La festa della Santa famiglia di Nazareth ci richiama indubbiamente al grande valore della famiglia nel progetto di Dio sul mondo.

Nella Chiesa ha un posto fondamentale, ma essa, nel pensiero di Dio, precede in qualche modo la Chiesa stessa. La famiglia infatti appartiene al disegno creatore di Dio ed è pilastro del mondo che Dio ha voluto per amore: ne è come l’anima, riproducendo in terra il mistero dell’amore Trinitario che è all’origine di ogni cosa, manifestandone la forza creatrice e realizzandola con la generazione di figli, indicando qual è il destino del mondo e il senso del suo sviluppo: una comunione d’amore tra Dio e gli uomini e degli uomini tra di loro. La famiglia voluta da Dio, diventa Chiesa quando la relazione dei membri che la compongono è sanata dalla ferita mortale del peccato; quando quella capacità di amare altrimenti impossibile è resa possibile dalla redenzione per mezzo del sangue di Cristo. E poichè il dono di grazia non è solo sanante, ma anche elevante, la famiglia, santificata dal Sacramento del Matrimonio, diventa via di comunione con Dio, veicolo di grazia per gli sposi e per i figli, segno, annuncio e anticipazione sulla terra della vita eterna. La Chiesa stessa si modella sull’immagine della famiglia. Accade così che la santa famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria sia ad un tempo modello di ogni vita familiare ed esemplare della Chiesa, di ogni comunità cristiana.

In questa domenica dunque noi siamo invitati a pregare per ogni famiglia perchè si modelli sulla santa famiglia. Preghiamo innanzitutto per i giovani, perchè riscoprano la bellezza e lo straordinario valore della vita familiare; per le giovani coppie, perchè non si scoraggino di fronte alle prime, inevitabili difficoltà; per le famiglie più avanti negli anni, perchè rimangano salde nell’unità e nell’amore, respingendo ogni meschino attacco che da più parti si rivolge contro di esse; ma vogliamo pregare anche per quelle realtà che purtroppo hanno conosciuto divisione e frantumazione a causa dei motivi più diversi, perchè si riesca comunque a ricostruire un percorso personale di vita e di speranza; e poi, come non ricordare in questo momento tutte le famiglie toccate dal dolore, dalla malattia, dalla precarietà economica, da una pesante vecchiaia, oppure ancora dalla necessità dell’emigrazione, le famiglie che profughe o rifugiate.

In questa domenica siamo però pure invitati a pregare per la Chiesa, per ogni comunità parrocchiale in particolare, perchè modellandosi ad immagine della santa famiglia di Nazareth, impari a diventare essa stessa “famiglia” unita, fra tutti i suoi membri e le sue componenti, con i sentimenti di un’amicizia sincera, fondata sulla centralità dell’esperienza viva dell’incontro con Cristo nella preghiera Liturgica, sulla conseguente sequela formativa di Lui nell’ascolto attento e premuroso della sua Parola, sulla comunicazione di Lui al mondo. E preghiamo in modo speciale in quest’anno pastorale perchè ogni comunità parrocchiale sappia farsi carico dell’accompagnamento delle coppie in formazione e delle giovani famiglie, imparando sempre di più a “vivere e comunicare la Speranza in famiglia e con le famiglie”.

 

Le letture proposte dalla Liturgia di oggi tracciano un quadro di riferimento importante, sia per la vita delle nostre famiglie che per la chiesa nel suo insieme. Attraverso il racconto della Genesi  siamo stati condotti a considerare il dono della fecondità, dono preziosissimo per la famiglia come per la Chiesa. È infatti nel dono della vita che fiorisce l’amore familiare e non può non esserlo, pena il suo inaridimento, il rinchiudersi un una forma di egoismo a due che è il contrario dell’autentica comunione d’amore. Fecondità che vuol dire generazione, ma anche e sopratutto educazione, trasmissione di valori, comunicazione del Vangelo. Fecondità che comunque non si esaurisce nella generazione di figli ma significa anche partecipazione alla trasformazione della società in un mondo di giustizia e di amore. Anche la Chiesa, anche le nostre parrocchie sono chiamate alla fecondità: fecondità nell’opera di evangelizzazione, fecondità nella generazioni di figli alla fede, nell’opera formativa di creature nuove ad immagine di Cristo. E insieme alla famiglia, sono chiamate a essere feconde di nuove vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione. Un dono, quello della fecondità, da chiedere con fiducia, con speranza. Non da realizzare facendo riferimento ai nostri mezzi presuntosi, a “fecondazioni artificiali” sia sul piano familiare che su quello ecclesiale, ma solo alla preghiera e alla intelligenza rispettosa delle leggi di Dio.

Nella lettera agli ebrei è stata messa in rilievo la fede. La fede come abbandono fiducioso nella mani di Dio, del suo amore provvidente. È la nota dominante, possiamo dire della Santa Famiglia di Nazareth, tutta protesa al compimento della volontà di Dio e pienamente fiduciosa che il disegno di Dio è pace per sè e per tutta l’umanità Fu questa la fede di Abramo che si fidò di Dio per attraversare paesi sconosciuti ed approdare alla terra promessa. E’ questa la fede di cui necessita ogni famiglia, nel momento della consegna reciproca degli sposi nell’amore, nel momento di affrontare una nuova vita insieme, quando si mettono al mondo dei figli e li si crescono, e via e via. La fiducia in Dio, il collocarsi consapevolmente nelle mani di Dio misericordioso è, direi, essenziale per la vita della famiglia. Forse proprio nella sua mancanza sta la vera origine di tante crisi. Ma questa stessa fede è il connotato essenziale della Chiesa e di ogni comunità cristiana. Nella fede siamo salvati. In essa ci riconosciamo fratelli; nella stessa fede siamo convocati in unità ed inviati ad evangelizzare il mondo. La fede viva, la fiducia ardente nel Signore, l’adesione convinta e generosa alla sua volontà è l’arco di volta della vita di ogni cristiano e di ogni comunità. Se mancasse, il resto sarebbe solo vuota cornice.

Infine il Vangelo ci ha richiamato a condividere con il Signore Gesù il suo essere “segno di contraddizione” nel mondo. «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». Dice Simeone alla vergine mentre Giuseppe ascolta. A render testimonianza a Cristo è chiamata ogni famiglia, con la consapevolezza che le tenebre mal sopportano la luce della bellezza familiare. Con la chiara consapevolezza che vivere la bellezza della famiglia secondo il progetto di Dio non è facile, nè accade senza fatiche. Essa è testimonianza di un mondo nuovo che contrasta quello che il maligno e la volontà cattiva di tanti vogliono costruire. L’amore familiare, la famiglia con la sua vocazione naturale e soprannaturale, è chiaramente un segno di contraddizione dentro la nostra società. Il suo valore splende, alto e indubitabile, ma le prove a cui è sottoposta sono tante. La spada che trafigge l’anima di Maria, secondo le parole del santo vecchio Simeone, è la spada che ferisce anche lo sposo Giuseppe e tutta la santa famiglia: è la spada che ferisce inevitabilmente ogni famiglia che voglia restare fedele alla sua vocazione. Ma a partecipare all’opera di Cristo, annunciandolo pur in mezzo alle persecuzioni del mondo, accettando di essere come Lui, segno di contraddizione dentro la società, è chiamata anche la chiesa tutta intera, ogni comunità ed ogni cristiano. La spada che trafigge il cuore di Maria trafiggerà sempre, inevitabilmente, necessariamente finchè dura la storia, anche il cuore della chiesa e di ogni autentico discepolo del Signore. Non ci si deve spaventare per questo. Confidando nel Signore che ha vinto la morte, ogni comunità cristiana deve imparare il coraggio della franchezza apostolica, il coraggio della testimonianza aperta e quello delle scelte a favore dell’uomo in nome di Dio.

 

Ecco, carissimi,

attraverso le letture bibliche abbiamo compreso alcune dimensioni essenziali della vita familiare e della vita ecclesiale e abbiamo illuminato il senso del nostro ritrovarci qui insieme quest’oggi per celebrare la festa della famiglia. Si, perchè di festa della famiglia oggi si tratta. Ed anche il ricordo del mio amato predecessore, Mons. Edoardo Ricci, nel trigesimo della sua repentina scomparsa, si colloca in questo contesto familiare. Non è una liturgia funebre quella che celebriamo. Anche se non manchiamo di suffragare la sua anima perchè, se ce ne fosse bisogno, liberata anche da qualsiasi scoria di peccato, sia al più presto pienamente partecipe della comunione trinitaria. La liturgia odierna però ci invita a considerare l’incontro di questa sera nella luce gioiosa del Natale, come una vera riunione di famiglia, come una festa in famiglia.

E’ come se Mons. Ricci ci avesse proprio lui convocato qui tutti insieme, ancora una volta: la famiglia che il Signore gli ha affidato col ministero episcopale. Seppur non fisicamente presente tra noi, egli è ugualmente ben presente, lo sappiamo, per la fede che ci unisce. Possiamo ben dire anche che celebra con noi l’Eucaristia a lode di Dio. Ancora ci rivolge le sue paterne raccomandazioni, assicurandoci che se noi eravamo nelle sue preghiere già quando era visibilmente tra noi, ora lo siamo molto di più. Senz’altro ci raccomanda di rimanere uniti e di volerci bene, di amare il Signore sopra ogni cosa e non solo di non aver paura di affrontare gli attacchi del mondo, ma anche di sapervi rispondere con coraggio.

Si, voglio vedere questa Eucaristia davvero come un incontro di famiglia, come una festa di famiglia, insieme, il Vescovo Edoardo e noi. E com’è giusto in famiglia, voglio dire grazie di cuore al Signore e a lui, per la sua testimonianza in mezzo a noi, per l’amore che ci ha voluto, per il bene che continuerà a fare dal cielo per la nostra famiglia diocesana.

 

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