HOME PAGE DIOCESI LA DOMENICA ON LINE - ARCHIVIO LITURGIA SANTI MESE DI AGOSTO

Agosto in compagnia dei Santi

 

Testi e Liturgia completi su www.maranatha.it

 


1 AGOSTO

SAN ALFONSO MARIA de' LIGUORI

vescovo e dottore della Chiesa  (1696-1787),  Memoria
 

LETTURE: Rm 8, 1-4; Sal 88; Gv 15, 9-17
 

Giovanissimo, fu brillante avvocato del foro di Napoli. Fallita una causa di grido, persegue una causa più alta: si fece sacerdote per evangelizzare la povera gente delle campagne e fondò per questo la Congregazione del SS. Redentore, i Redentoristi. Incontrò prove e ostacoli, che superò con invitta pazienza. Fatto vescovo di Sant'Agata dei Goti (Benevento), dopo un'intensa e bersagliata attività, si ritirò a Pagani, dove scrisse fino alla morte, fedele al suo voto di non perdere mai tempo. Al pessimismo religioso e al rigorismo puritano e giansenista oppose un'immensa fiducia nella misericordia redentrice di Dio. La santità è la meta dell'esistenza umana: « Dio vuol tutti santi e ognuno nello stato suo: il religioso da religioso, il secolare da secolare, il mercante da mercante, il soldato da soldato » (Pratica di amar Gesù Cristo, VIII, 10). La preghiera è un'immensa potenza per l'uomo. Alfonso fu un grande maestro di morale e di pietà, caldeggiando in particolare la devozione all'Eucaristia e a Maria Vergine, il più bel frutto della Redenzione. Dichiarato dottore della Chiesa, è patrono dei confessori e dei moralisti. 


 

4 AGOSTO
SAN GIOVANNI M. VIANNEY

Sacerdote (1786-1859),  Memoria
 

LETTURE: Ez 3, 16-21; Sal 22; Mt 9, 35 - 10,1
 

Nato presso Lione da contadini molto cristiani, crebbe durante la rivoluzione francese. Dopo infiniti stenti e difficoltà, raggiunse nel 1815 il sacerdozio e divenne tre anni dopo vicario-cappellano e poi primo parroco di Ars. Animato da gran desiderio di essere un vero pastore, buono di carattere, semplice, umile e sincero, con una straordinaria capacità di sacrificio, dapprima convertì la sua parrocchia, fino allora indifferente, e poi la trasformò in una comunità esemplare. Per quarant’anni Ars divenne un centro di attrazione:un pubblico innumerevole dall’Europa e dall’America assiepava con crescendo il suo confessionale, domandava i suoi consigli o una parola di luce e di conforto. Con una estrema semplicità di mezzi, la sua pastorale ebbe un’efficacia insuperabile; la sua predicazione convertiva, i suoi catechismi fondavano la fede e una vita cristiana. La forza della sua azione sacerdotale proveniva dalla testimonianza della sua vita povera, penitente, tutta fatta di fede, di carità, di dedizione, e dai doni carismatici che Dio gli largiva. Morì consunto a 73 anni. Pio XI lo canonizzò nel 1925 e nel 1929 lo proclamò patrono dei parroci. Il «Curato d’Ars» ricorda ai sacerdoti che la pastorale deve curare soprattutto l’evangelizzazione e i sacramenti, autentiche sorgenti della vita cristiana, e che l’organizzazione (per cui egli aveva non poche doti) deve «servire» a creare la comunità cristianamente impegnata.


6 AGOSTO

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE

Anno C - Festa

 

LETTURE: Dn 7,9-10.13-14; Sal 96; 2 Pt 1,16-19; Lc 9, 28b-36

 

Una porta stretta per entrare nel regno.

Per gli Orientali il 6 agosto rappresenta la Pasqua dell’estate per l’importanza tipologico-biblica dell’avvenimento ricordato dai vangeli. Nella trasfigurazione sul «monte santo» (2 Pt 1,18), individuato per tradizione nel Tabor, Gesù si manifesta ai discepoli nello splendore della vita divina che è in lui. Questo splendore è solo un anticipo di quello che lo avvolgerà nella notte di Pasqua e che comunicherà a noi rendendoci figli di Dio. La nostra vita cristiana è da allora un processo di lenta ma reale e sicura trasformazione in Cristo, come è mirabilmente cantato dal prefazio: il Cristo «rivelò la sua gloria... per preparare i discepoli a sostenere lo scandalo della croce e anticipare, nella Trasfigurazione, il destino meraviglioso della Chiesa, suo mistico corpo».

La festa della trasfigurazione fu estesa all’Occidente nel 1456 da Callisto III in ricordo di una vittoria sull’Islam.

La luce è la forma di comunione più perfetta: permette la conoscenza reciproca e la compenetrazione più assoluta. Per questo è vista come il segno più espressivo dell’Eucaristia. San Giovanni, scrivendo «in codice» il libro liturgico per eccellenza, l’Apocalisse, definisce Cristo come «la stella radiosa del mattino» (Ap 2,28; 22,16). E’ il dono eucaristico alle Chiese che si «convertono», e ai singoli che hanno «candeggiato» le loro vesti nel sangue dell’Agnello e camminano con il Signore «in bianche vesti». Si comprende come la trasfigurazione, con il tema della luce, sia stata scelta ben presto quale lettura base per la catechesi liturgica in preparazione al battesimo (cf II domenica di Quaresima).

Gli Orientali cantano un’antifona molto espressiva dopo la comunione: ìdomen tò phòs (abbiamo visto la luce). Anche noi in ogni Messa «vediamo la luce» comunicando col Risorto: come Mosè al roveto ardente o sul Sinai; come il popolo sotto la nube luminosa, Elia rapito sul carro di fuoco, Simeone al tempio di Gerusalemme; come Pietro, Giacomo e Giovanni al Tabor; come gli Apostoli con Maria nel cenacolo a Pentecoste, Paolo sulla via di Damasco... In attesa di essere rivelati come «figli della luce» nella liturgia dei cielo, quando Dio sarà «tutto in tutti».


8 AGOSTO
SAN DOMENICO

Sacerdote, Fondatore dell'Ordine dei Predicatori (1170?-1221), Memoria

 

LETTURE: 1 Cor 2, 1-10; Sal 95; Mt 5, 13-16

  

Domenico di Guzman, canonico spagnolo, scoprì a 35 anni il grave problema missionario in terre cristiane attaccate dall’eresia. Incaricato da papa Innocenzo III di una missione contro l’eresia albigese nella Francia dei Sud, con tenacia, bontà, fede illuminata, umiltà, riuscì ad ottenere molte conversioni. Volle allora avere dei collaboratori coraggiosi e dotti: fondò così i Frati Predicatori, liberi da ogni ingerenza politica, modelli di povertà, ben fondati nella fede e affabili nei modi. Egli diede grande importanza allo studio teologico e alla povertà della vita, ma senza i rigorismi che sono causa d’inconvenienti. Fu apostolo del Rosario per la difesa della fede tra il popolo; fu pellegrino e missionario instancabile. Morì il 6 agosto 1221 fra i suoi, a Bologna, dove è sepolto. Ad essi raccomandò: « Abbiate la carità, conservate l’umiltà, accumulatevi i tesori della santa povertà ». Egli è il modello di chi annuncia la Parola di Dio. I Domenicani sono sempre stati nella Chiesa una forza apostolica di primo piano, suscitando molti santi apostoli e maestri della fede. 


9 AGOSTO

SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
EDITH STEIN, VERGINE E MARTIRE

Ebrea-convertita-filofosa-carmelitana-martire
Compatrona d'Europa
(1891-1942), Festa
 

LETTURE: Est 4,17; Sal 33; Gv 4,19-24 

La formazione intellettuale e la conversione

Edith Stein nasce a Breslavia, nella Slesia tedesca, il 12 ottobre 1891, undicesima figlia di una coppia di ebrei molto religiosa. Fin dall’infanzia Edith manifesta un’intelligenza vivace e brillante, che nell’adolescenza l’inclina a una visione razionalistica da cui deriverà il distacco dalla religione. Subito dopo gli esami di maturità, nel 1911, s’iscrive alla facoltà di Germanistica, Storia e Psicologia dell’università di Breslavia.

In questo periodo scopre la corrente fenomenologica di Edmund Husserl (1859-1938) e nel 1913 si trasferisce all’università di Gottinga per seguirne le lezioni. Fra i due possibili esiti della fenomenologia, quello idealista e quello realista, Husserl sceglierà la strada dell’idealismo, mentre Edith Stein — come afferma Papa Giovanni Paolo II nel motu proprio del 1° ottobre 1999, in cui la proclama compatrona d’Europa insieme a santa Brigida di Svezia (1303 ca.-1373) e a santa Caterina da Siena (1347-1380) —, "[...] avviatasi sulla strada della corrente fenomenologica, [...] seppe cogliervi l’istanza di una realtà oggettiva che, lungi dal risolversi nel soggetto, ne precede e misura la conoscenza, e va dunque esaminata con un rigoroso sforzo di obbiettività".

A Gottinga incontra il filosofo Max Scheler (1875-1928), convertito al cattolicesimo, e il filosofo del diritto Adolf Reinach (1883-1917), protestante, ed entra quindi in contatto con un mondo che ne scuote i pregiudizi razionalistici. Non si chiude a questi stimoli culturali ma, vera amante della sapienza, accetta la fatica della ricerca e del "pellegrinaggio" esistenziale, per cui è ricordata dallo stesso Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et ratio, circa i rapporti tra fede e ragione, del 1998. Nel 1915 presta servizio come crocerossina volontaria all’ospedale di malattie infettive di Mahrisch-Weisskirchen, e nel 1916 discute la dissertazione di laurea su Il problema dell’empatia all’università di Friburgo in Brisgovia, dove ha seguito Husserl come assistente. Gli anni dal 1916 all’estate del 1921, momento della sua conversione al cattolicesimo, sono segnati dall’approfondirsi della crisi interiore. Il padre gesuita Erich Przywara (1889-1972) racconta che Edith gli confidò di aver trovato, quando ancora era atea, una copia degli esercizi di sant’Ignazio di Loyola (1491-1556) e di averne seguito le indicazioni da sola, uscendone, dopo i trenta giorni, decisa a convertirsi. Sarà però la lettura della Vita di santa Teresa d’Avila (1515-1582) a por fine alla sua ricerca, facendole compiere l’esperienza della verità a seguito della quale chiede il battesimo e la cresima, che riceverà nel 1922.

 

L’ingresso nell’ordine carmelitano

Nel motu proprio citato, Papa Giovanni Paolo II ricorda che "l’incontro col cristianesimo non la portò a ripudiare le sue radici ebraiche, ma piuttosto gliele fece riscoprire in pienezza. Questo tuttavia non le risparmiò l’incomprensione da parte dei suoi famigliari. Soprattutto le procurò un dolore indicibile il dissenso della madre. In realtà tutto il suo cammino di perfezione cristiana si svolse all’insegna non solo della solidarietà umana con il suo popolo d’origine, ma anche di una vera condivisione spirituale con la vocazione dei figli di Abramo, segnati dal mistero della chiamata e dei doni irrevocabili di Dio (cfr. Rm. 11, 29)". Edith, dunque, si separa dalla cultura della sua famiglia solo per farla propria a un livello più profondo.
Dopo la conversione, segue l’invito di padre Przywara a occuparsi in modo sistematico della dottrina e dell’opera di san Tommaso d’Aquino (1225 ca.-1274), di cui tradurrà in tedesco le Questioni sulla verità. L’incontro con i mistici l’orienta verso la vita contemplativa nell’ordine carmelitano; potrà tuttavia realizzare la propria vocazione solo nel 1933 quando, allontanata dall’insegnamento dall’introduzione delle leggi razziali di Norimberga, non sarà più trattenuta dal suo padre spirituale, dom Raphael Walzer O.S.B. (1886-1966), arciabate di Beuron, che aveva voluto mettesse a frutto, come docente, le sue grandi capacità intellettuali. L’incontro con san Tommaso l’induce al tentativo di applicare il metodo fenomenologico al tomismo: nel 1932 abbozza il grande studio Atto e potenza e lascia la scuola domenicana di Spira per dedicarsi agli studi filosofici e per insegnare all’Istituto Superiore di Pedagogia Scientifica di Münster. In quegli anni scrive, studia e svolge un’intensa attività di conferenziera su temi filosofici e pedagogici e, in modo particolare, sulla questione femminile, impegnandosi per la promozione umana, sociale e religiosa della donna. L’attività d’insegnante termina nel 1933, quando, il 14 ottobre, entra nel Carmelo di Koln-Lindenthal, dove, il Venerdì di Passione dello stesso anno, aveva intuito il suo destino: "Mi rivolsi al Redentore — si legge nella biografia scritta da Teresia Renata de Spiritu Sancto — e gli dissi che sapevo bene che era la sua croce che veniva posta in quel momento sulle spalle del popolo ebraico; la maggior parte di esso non lo comprendeva, ma quelli che avevano la grazia d’intenderlo, avrebbero dovuto accettarla con pienezza di volontà a nome di tutti. Mi sentivo pronta e domandavo soltanto al Signore che mi facesse vedere come dovevo farlo. Terminata l’Ora Santa ebbi l’intima certezza di essere stata esaudita, sebbene non sapessi ancora in cosa consistesse quella croce che mi veniva imposta".

La persecuzione

Il 15 aprile 1934 Edith Stein veste l’abito carmelitano e ottiene di aggiungere al nome di battesimo di Teresa quello di Benedetta della Croce. In convento prosegue l’attività di studio, ampliando lo scritto d’abilitazione alla docenza, Atto e potenza, nel tentativo di unire il tomismo con la fenomenologia, e concludendolo nel 1936 con il titolo Essere finito ed essere eterno.
Il 14 marzo 1937 Papa Pio XI (1922-1939) pubblica l’enciclica Mit brennender Sorge, sulla situazione della Chiesa cattolica nel Reich germanico, in cui il nazionalsocialismo viene definito come dottrina neo-pagana che eleva la razza e lo Stato a norma suprema, sostituisce alla Provvidenza un fato impersonale e falsifica l’ordine voluto da Dio. Proibito in Germania, il documento, dopo la lettura datane nelle chiese il 21 marzo 1937, circola solo clandestinamente. Dopo le manifestazioni antisemitiche della notte fra l’8 e il 9 novembre 1938 — la Notte dei Cristalli —, Edith viene trasferita al Carmelo di Echt, in Olanda, paese neutrale, ed è raggiunta dalla sorella Rosa, pure convertitasi al cattolicesimo. La priora le affida la stesura di un’opera sulla vita e sull’insegnamento di san Giovanni della Croce (1542-1591), Scientia crucis. Studio su san Giovanni della Croce, incompiuta a causa dell’arresto e della deportazione.
Ancor prima dello scoppio della seconda guerra mondiale (1939-1945), suor Teresa Benedetta della Croce giudica senza esitazioni gli avvenimenti, e interviene in essi, seguendo la logica di Dio, quella della croce. In una lettera a madre Giovanna van Weersth, del Carmelo di Beek, in Olanda, scrive: "[...] prima è venuto dall’oriente il Bolscevismo, con la lotta contro Dio, poi il Nazionalsocialismo, con la lotta contro la Chiesa. Ma né l’uno né l’altro vincerà. Vincerà alla fine Cristo". Alla sua priora, nel marzo del 1939, chiede di poter offrire la propria vita per la pace: "Cara madre, [...] mi permetta di offrirmi [...] in sacrificio di espiazione per la vera pace: perché il regno dell’anticristo sprofondi, se possibile senza un nuovo conflitto mondiale, e che un nuovo ordine s’impianti".


Il martirio

Il 10 maggio 1940 l’esercito tedesco invade il Lussemburgo, il Belgio e l’Olanda. Le Chiese cristiane olandesi, quando iniziano in Olanda le carcerazioni e le deportazioni di cittadini ebrei, chiedono con insistenza alle autorità tedesche di recedere da tali azioni. L’11 luglio 1942 l’episcopato olandese inoltra un telegramma di protesta contro la persecuzione degli ebrei; il commissario generale per gli affari con le Chiese risponde comunicando che gli ebrei battezzati prima del 1° gennaio 1941 dovevano essere esclusi dalle deportazioni. In Olanda vivevano più di 100.000 ebrei e di questi solo una minoranza, circa 700, era costituita da ebrei cattolici; peraltro, nessuna delle comunità cristiane aveva richiesto tale eccezione, come scrive la carmelitana Maria Amata Neyer, commentando il manoscritto della santa Come giunsi al Carmelo di Colonia: "[...] per le Chiese si trattava [...] di una questione che riguardava tutti, non solo gli ebrei battezzati. Per questo decisero di far leggere, nella domenica del 26 luglio 1942, una lettera pastorale nella quale doveva essere resa pubblica la posizione delle Chiese". Ma le autorità tedesche intercettano la lettera pastorale, a cui è allegato il testo del telegramma dell’11 luglio, e fanno pressione perché non sia letta dal pulpito; le comunità evangeliche, nonostante alcune perplessità, accettano, invece i vescovi cattolici non ritengono di poter fare altrettanto. In seguito alla lettura della lettera pastorale e del telegramma viene revocato lo stato di libertà degli ebrei cattolici ed emanato l’ordine di cattura nei loro confronti. Alle cinque pomeridiane del 2 agosto 1942, Edith Stein viene prelevata insieme alla sorella Rosa dal convento, e una testimone la sente dire alla sorella: "Vieni, andiamo per il nostro popolo".
Quel giorno vengono arrestati e deportati 244 ebrei cattolici, come atto di rappresaglia contro l’episcopato olandese. Le sorelle Stein sono condotte all’ufficio distrettuale di Maastricht e di lì al campo di transito di Amersfoort; il 4 agosto vengono prelevate, con altri 95 prigionieri, e trasferite a Westerbork; il 7 agosto sono assegnate a un trasporto in partenza quel giorno stesso per Auschwitz-Birkenau, che giunge a destinazione due giorni dopo. Non è stato possibile stabilire con certezza il momento della morte di Edith dopo l’arrivo ad Auschwitz, ma è probabile che sia stata subito destinata alla camera a gas. In ogni caso l’aspetto esemplare della vicenda di Edith Stein sta nell’eroica adesione a una vocazione maturata negli anni che seguono la conversione: far propria la sofferenza del suo popolo d’origine, introducendola nel sacrificio di Cristo attraverso l’offerta della sua stessa vita. Tale adesione non viene meno nel momento in cui diventa vittima della violenza, com’è testimoniato dal messaggio che riesce a inviare dal campo di raccolta di Westerbork alla priora di Echt: "Sono contenta di tutto. Una Scientia crucis si può acquistare solo se la Croce si sente pesare in tutta la sua gravezza. Di questo sono stata convinta fin dal primo momento, e ho detto di cuore: "Ave crux, spes unica"". A ragione dunque Papa Giovanni Paolo II, proclamando la santità di Edith Stein, l’11 ottobre 1998, ne ha fatto memoria come di una "eminente figlia d’Israele e fedele figlia della Chiesa". In occasione della sua elevazione a compatrona d’Europa il Papa ricorda: "La sua immagine di santità resta per sempre legata al dramma della sua morte violenta": "Dichiarare oggi Edith Stein compatrona d’Europa significa porre sull’orizzonte del vecchio Continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza", "[...] ma è necessario far leva [...] sui valori autentici, che hanno il loro fondamento nella legge morale universale, inscritta nel cuore di ogni uomo. Un’Europa che scambiasse il valore della tolleranza e del rispetto universale con l’indifferentismo etico e lo scetticismo sui valori irrinunciabili, si aprirebbe alle più rischiose avventure e vedrebbe prima o poi riapparire sotto nuove forme gli spettri più paurosi della sua storia".  

Commento di Laura Boccenti Invernizzi  www.alleanzacattolica.org 


10 AGOSTO
SAN LORENZO

Diacono e Martire (+ 258), Festa

  

LETTURE: 2 Cor 9, 6-10; Sal 111; Gv 12, 24-26

 

Un antico documento del 354, la Depositio martyrum, ricorda fra gli altri santi anche il popolare diacono della Chiesa di Roma, sepolto il 10 agosto presso l’Ager Veranus (l’attuale cimitero grande di Roma) sulla via Tiburtina: lì vi è ora la basilica in suo onore. La sua figura già nel IV secolo appare aureolata di leggenda. Arrestato assieme al papa Sisto II, Lorenzo non sarebbe stato subito ucciso (perché i persecutori speravano di strappargli i beni della comunità cristiana) ma bruciato vivo alcuni giorni più tardi, dopo che egli aveva dichiarato di non possedere altre ricchezze che i poveri a lui affidati dalla Chiesa. La sua festa era di precetto fino al secolo scorso e gli elementi della liturgia della vigilia e del giorno sono presenti nei più antichi Sacramentari. L’esempio di Lorenzo, caduto in terra come grano pronto per la semina, ha portato frutti abbondanti, suscitando una schiera di generosi giovani a servizio della Chiesa e dei poveri.

Il diaconato (= servizio) è sempre stato un ufficio di primo piano nelle assemblee liturgiche. Il Concilio lo ha rimesso in luce, facendone anche un ministero permanente e «a sé stante», con caratteristiche liturgiche e caritative tutte proprie.


11 AGOSTO
SANTA CHIARA DI ASSISI, VERGINE

(1194-1253), Festa - Solennità per le Clarisse
 

LETTURE: Os  2, 14-15. 19-20; Sal 44; 2 Cor 4, 6-10. 16-18; Gv 15, 4-10

Fu la prima donna che si entusiasmò dell’ideale di san Francesco d’Assisi, con il quale fu sempre in profondi rapporti spirituali; aveva allora 18 anni. Si può dire che la sua vita religiosa, da quando fuggì da casa, seguita una quindicina di giorni dopo dalla sorella, sant’Agnese di Assisi, fu un continuo sforzo per giungere alla totale e perfetta povertà. Fondò con san Francesco il secondo ordine francescano che porta il suo nome: le Clarisse, in cui entrò pure la madre, Ortolana, e l’altra sorella, Beatrice. Passò la seconda metà della vita quasi sempre a letto perché ammalata, pur partecipando sovente ai divini uffici. Portando l’Eucaristia, salvò il convento da un attacco di Saraceni nel 1240. Morì a san Damiano, fuori le mura di Assisi, l’11 agosto, a sessant’anni.


14 AGOSTO
SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

Sacerdote e Martire (1894-1941)
Memoria


LETTURE: 1Gv 3,14-18; Sal 115; Gv 15,12-17
 

Massimiliano Maria Kolbe è entrato nell'elenco dei santi con i titolo di sacerdote e martire. La sua testimonianza illumina di luce pasquale l’orrido mondo dei lager. Nacque in Polonia nel 1894; si consacrò al Signore nella famiglia Francescana dei Minori Conventuali. 
Innamorato della Vergine, fondò « La milizia di Maria Immacolata» e svolse, con la parola e con la stampa, un intenso apostolato missionario in Europa e in Asia. Deportato ad Auschwitz durante la seconda guerra mondiale, in uno slancio di carità offrì la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Morì nel bunker della fame il 14 agosto 1941. Giovanni Paolo II lo ha chiamato «patrono del nostro difficile secolo ». La sua figura si pone al crocevia dei problemi emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la riconciliazione, il bisogno di dare senso alla vita e alla morte.


15 AGOSTO
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA 

Solennità

 

MESSA VESPERTINA NELLA VIGILIA
LETTURE: 1 Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2; Sal 131; 1 Cor 15,54-57; Lc 11,27-28
MESSA DEL GIORNO

LETTURE: Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; Sal 44; 1 Cor 15,20-27a
; Lc 1, 39-56

  

La definizione del dogma è avvenuta nel 1950 per opera di Pio XII. Ignoriamo se, come e quando avvenne la morte di Maria, festeggiata assai presto come «dormitio». E’ una solennità che, corrispondendo al natalis (morte) degli altri santi, è considerata la festa principale della Vergine. Il 15 agosto ricorda con probabilità la dedicazione di una grande chiesa a Maria in Gerusalemme.
La Chiesa celebra oggi in Maria il compimento dei Mistero pasquale. Essendo Maria la «piena di grazia», senza nessuna ombra di peccato, il Padre l’ha voluta associare alla risurrezione di Gesù.

Assunta in cielo, Maria è più vicina a noi

Le letture della messa presentano in modo molto concreto i valori dell’assunzione di Maria, il posto che ha nel piano della salvezza, il suo messaggio all’umanità.

Maria è la vera «arca dell’alleanza», è la «donna vestita di sole» immagine della Chiesa (prima lettura). Come l’arca costruita da Mosè stava nel tempio perché era «segno e strumento» dell’alleanza di Dio col suo popolo, così Maria è in cielo nella sua integrità umana, perché «segno e strumento» della nuova alleanza. L’arca conteneva la Legge e da essa Dio rispondeva alle richieste del popolo. Maria ci offre Gesù, il proclamatore della legge dell’amore, il realizzatore della nuova alleanza di salvezza: in lui il Padre ci parla e ci ascolta. Maria è figura e primizia della Chiesa, madre del Cristo e degli uomini che essa ha generato a Dio nel dolore sotto la croce dei Figlio; pertanto è preannuncio della salvezza totale che si realizzerà nel regno di Dio.

Ciò avverrà ad opera di Cristo risorto (seconda lettura), modello e realizzatore della risurrezione finale, comunicata prima che ad altri a Maria, per la sua divina maternità. L’Immacolata ha preannunciato il fine della redenzione, che è di condurre gli uomini ad una integrale innocenza; l’Assunta è preannuncio del traguardo finale della redenzione: la glorificazione dell’umanità in Cristo. Maria richiama oggi i cristiani a sentirsi inseriti nella storia della salvezza e destinati ad essere conformati a Cristo, per opera dello Spirito, nella casa del Padre. Per questo, il Concilio dice che l’Assunta è data agli uomini come «segno di sicura speranza e di consolazione» (LG 68 e prefazio).


«Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente»

Nel «Magnificat» (vangelo) Maria ci comunica il suo messaggio. Essa proclama che Dio ha compiuto un triplice rovesciamento di false situazioni umane, per restaurare l’umanità nella salvezza. Nel campo religioso Dio travolge le autosufficienze umane: confonde i piani di quelli che nutrono pensieri di superbia, si drizzano contro Dio e opprimono gli altri.
Nel campo politico Dio capovolge gli ingiustificabili dislivelli umani: abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili; non vuole coloro che spadroneggiano i popoli ma coloro che li servono per promuovere il bene delle persone e della società senza discriminazioni razziali o culturali o politiche.
Nei campo sociale Dio sconvolge l’intoccabile classismo stabilito sull’oro e sui mezzi di potere: colma di beni i bisognosi e rimanda a mani vuote i ricchi, per instaurare una vera fraternità nella società e fra i popoli, perché tutti sono figli di Dio.

Così le feste dell’immacolata e dell’Assunta ci richiamano da un capo all’altro tutta la storia della salvezza: quella che si compie oggi per noi, e per la quale preghiamo Maria nostra madre di condurci sino al compimento finale.


Maria, «primizia e immagine della Chiesa»

Maria, nell’Assunzione, è la creatura che ha raggiunto la pienezza della salvezza, fino alla trasfigurazione dei corpo. E’ la donna vestita di sole e coronata di dodici stelle. E’ la madre che ci aspetta e ci sollecita a camminare verso il regno di Dio. La Madre del Signore è l’immagine della Chiesa: luminosa garanzia che il suo destino di salvezza è assicurato perché come in lei, così in tutti noi lo Spirito del Risorto attuerà pienamente la sua missione; ella è già quello che noi saremo.

A molti dà fastidio sentir parlare di «salvezza delle anime». Sembra che la vita con i colori, i sapori, i contorni che la rendono attraente debba sparire: sembra che il corpo non serva a nulla. Hanno ragione perché non è così. Maria, assunta in cielo, è garanzia che tutto l’uomo sarà salvato, che i corpi risorgeranno. Nell’Eucaristia, pane di immortalità, si ritrovano gli alimenti base dell’uomo, frutti della terra, della vite e dei lavoro dell’uomo: è proprio l’Eucaristia la garanzia quotidiana che la salvezza raggiunge ogni uomo nella sua situazione concreta, per strapparlo alla morte, la nemica più terribile dei progresso.

 

Santo e glorioso è il corpo della Vergine Maria

Dalla Costituzione Apostolica «Munificentissimus Deus» di Pio XII, papa
(AAS 42 [1950], 760-762. 767-769)


I santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi, rivolti al popolo in occasione della festa odierna, parlavano dell'Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina già viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata; ne spiegavano ampiamente il significato, ne precisavano e ne apprendevano il contenuto, ne mostravano le grandi ragioni teologiche. Essi mettevano particolarmente in evidenza che oggetto della festa non era unicamente il fatto che le spoglie mortali della beata Vergine Maria fossero state preservate dalla corruzione, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste glorificazione, perché la Madre ricopiasse il modello, imitasse cioè il suo Figlio unico, Cristo Gesù.

San Giovanni Damasceno, che si distingue fra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l'Assunzione corporea della grande Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Colei che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità doveva anche conservare senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo seno il Creatore, fatto bambino, doveva abitare nei tabernacoli divin. Colei, che fu data in sposa dal Padre, non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce, lei che, preservata dal dolore, quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre ed ancella di Dio».

San Germano di Costantinopoli pensava che l'incorruzione e l'assunzione al cielo del corpo della Vergine Madre di Dio non solo convenivano alla sua divina maternità, ma anche alla speciale santità del suo corpo verginale: «Tu, come fu scritto, sei tutta splendore (cfr. Sal 44, 14); e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto empio di Dio. Per questo non poteva conoscere il disfacimento del sepolcro, ma, pur conservando le sue fattezze naturali, doveva trasfigurarsi in luce di incorruttibilità, entrare in una esistenza nuova e gloriosa, godere della piena liberazione e della vita perfetta».

Un altro scrittore antico afferma: «Cristo, nostro salvatore e Dio, donatore della vita e dell'immortalità, fu lui a restituire la vita alla Madre. Fu lui a rendere colei, che l'aveva generato, uguale a se stesso nell'incorruttibilità del corpo, e per sempre. Fu lui a risuscitarla dalla morte e ad accoglierla accanto a sé, attraverso una via che a lui solo è nota».
Tutte queste considerazioni e motivazioni dei santi padri, come pure quelle dei teologi sul medesimo tema, hanno come ultimo fondamento la Sacra Scrittura. Effettivamente la Bibbia ci presenta la santa Madre di Dio strettamente unita al suo Figlio divino e sempre a lui solidale, e compartecipe della sua condizione.

Per quanto riguarda la Tradizione, poi, non va dimenticato che fin dal secondo secolo la Vergine Maria vene presentata dai santi padri come la novella Eva, intimamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta. Madre e Figlio appaiono sempre associati nella lotta contro il nemico infernale; lotta che, come era stato preannunziato nel protovangelo (cfr. Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, su quei nemici, cioè, che l'Apostolo delle genti presenta sempre congiunti (cfr. Rm capp. 5 e 6; 1 Cor 15, 21-26; 54-57). Come dunque la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e il segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la comune lotta si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale, secondo le affermazioni dell'Apostolo: «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria» (1 Cor 15; 54; cfr. Os 13, 14).
In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione, immacolata nella sua concezione, vergine illibata nella sua divina maternità, generosa compagna del divino Redentore, vittorioso sul peccato e sulla morte, alla fine ottenne di coronare le sue grandezze, superando la corruzione del sepolcro. Vinse la morte, come già il suo Figlio, e fu innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli.


20 AGOSTO
SAN BERNARDO

Abate e Dottore della Chiesa (1090-1153), Memoria
 

LETTURE: Sir 15, 1-6; Sal 15; Gv 17, 20-26

  
Nato a Fontaines, in Borgogna, « l’ultimo dei Padri, ma certo non inferiore ai primi » (come lo chiamò Mabillon), reagendo alla dialettica scolastica incipiente, si mantenne saldissimo nella tradizione della Scrittura, dei Padri, della liturgia e della vita monastica. Secondo fondatore dei Cistercensi era entrato a 22 anni nell’abbazia di Cîteaux (Cistercium da cui il nome dell’ordine) presso Digione, seguito dai suoi fratelli e da un folto gruppo di giovani, irresistibilmente attratti dal suo entusiasmo. Fondò in seguito l’abbazia di Chiaravalle dove morì. Unendo lo studio e la contemplazione all’azione più intensa, Bernardo predicò la seconda crociata, intervenne come pacificatore nelle contese che dividevano i cristiani, e fondò ben 68 monasteri dalla Spagna alla Siria, dalla Sicilia alla Svezia. Oltre che centri di vita religiosa erano scuole di agricoltura e di manifattura (industria della lana in Inghilterra). Bernardo scrisse molti commenti alla Scrittura. Il suo principio ascetico: « L’amore è la più grande forza della vita spirituale » lo sperimentò nella sua vita. La dottrina di san Bernardo è proposta a tutta la Chiesa che lo riconosce come « Dottore ». Dante tesse l’elogio della « vivace carità » del grande « cavaliere di Maria » (Paradiso: 31,52-69.94-142; 32,151; 33,1-54). 


21 AGOSTO
SAN PIO X

Papa (1835-1914) Memoria

 

LETTURE: 1 Ts 2,2-8; Sal 22; Gv 21,15-17

  

Giuseppe Sarto, nato a Riese (Treviso) da famiglia di contadini, divenuto sacerdote, fu direttore spirituale dei seminario, parroco, poi vescovo di Mantova e di Venezia, e divenne Papa col nome di Pio X. Il suo motto, «Instaurare omnia in Christo», fu un programma di rinnovamento, di riforme. Respinse ogni ingerenza politica nell’elezione dei Papa, riformò l’amministrazione centrale della Chiesa e le nomine dei Vescovi, avviò la codificazione delle leggi universali ecclesiastiche. Essendo fino allora uno dei pochi papi dell’età moderna che fosse giunto alla direzione della Chiesa, passando per i vari gradi della vita pastorale diretta, si preoccupò delle sue basi: la formazione catechistica, la partecipazione liturgica, la conoscenza della parola di Dio.

Per questo ampio lavoro pastorale, fece preparare un Catechismo ed egli stesso predicava alle parrocchie romane in Vaticano; avviò le riforme liturgiche, in particolare della musica, del canto, del breviario, raccomandò la comunione frequente e quotidiana e la prima comunione dei fanciulli; favorì gli studi biblici. Caldeggiò la formazione pastorale dei clero, elevandone il livello degli studi, e favorendo il tomismo; condannò le deviazioni dottrinali del « modernismo ». Spirito profondamente religioso, ricco di doti umane e di capacità organizzativa, si concentrò sulla vita interna della Chiesa e sulla sua espansione missionaria; prese a cuore i movimenti laici che diverranno, sotto Pio XI, l’Azione Cattolica. Ebbe alcuni gesti forti con vari governi, rifiutando ogni compromesso. Addolorato per lo scoppio della prima guerra mon­diale, morì il 21 agosto 1914, compianto dal popolo che amava la sua semplicità.

Pio X fu precursore del Vaticano II nel rinnovare la vita della Chiesa, particolarmente per la formazione catechistica, la celebrazione liturgica, l’azione pastorale, missionaria, apostolica.


22 AGOSTO
BEATA VERGINE MARIA REGINA

Memoria


LETTURE: Is 9,1-3.5-6; Gdt 13,18-20; Lc 1,39-47
 

La celebrazione di Maria Regina fu istituita da Pio XII nel 1955 per il 31 maggio; il rinnovamento liturgico voluto dal Concilio la pone a complemento della solennità dell’Assunta, perché formano un unico mistero. « L’immacolata Vergine..., finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte » (LG 59). La regalità messianica è lo stato a cui sono destinati tutti i cristiani. Maria per prima e più di tutti realizza in sé la promessa di Gesù: « Per voi, che avete perseverato con me nelle mie prove, io preparo un regno, come il Padre l’ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno, e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele » (Lc 22,28.30).


24 AGOSTO
SAN BARTOLOMEO, APOSTOLO

(sec. I)
 Festa

  

LETTURE: Ap 21, 9b-14; Sal 144; Gv 1, 45-51

  

Bartolomeo di Cana «figlio dell’agricoltore», uno dei primi discepoli di Gesù, sarebbe quel Natanaele «Israelita genuino in cui non c’è frode» (Gv 1,45-51) che era passato da uno scetticismo ironico e quasi offensivo («da Nazareth, può venire qualcosa di buono?») a un atto di fede ardente: «Maestro, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re d’Israele!». E’ nell’elenco dei 12 testimoni delle « cose maggiori» del Figlio dell’Uomo sul quale vide «i cieli aperti» (Mt 10,3). Non si sa nulla di preciso della sua attività. Molte fonti parlano di diversissime regioni, e ciò potrebbe far pensare che abbia effettivamente avuto un vasto raggio di azione. Il martirio subito — essere scorticato vivo — figura nel costume penale dei Persiani.  E’ venerato a Roma nell’isola Tiberina.  


25 AGOSTO

SAN GENESIO MARTIRE

Solennità in San Miniato, Festa in Diocesi

 

La versione più antica degli Atti a lui relativi, racconta che Genesio, nativo di Arles, entrato giovanissimo nella milizia imperiale, vi esercitava l’ufficio di notarius o stenografo. Scoppiata la persecuzione, abbandonò il suo incarico e fuggì, nascondendosi ai persecutori. Essendo ancora catecumeno, chiese di essere battezzato, ma il Vescovo non poté assecondare questo suo desiderio per la calamità dei tempi e per la sua troppo giovane età. Nella fuga Genesio fu sorpreso dai persecutori presso il Rodano; allora il giovane attraversò il fiume, ma sull’altra sponda fu catturato e ucciso. I cristiani conservarono memoria del luogo dove fu ucciso lasciandovi cruoris vestigia, e trasportarono i suoi resti all’altra sponda. Si era nell’anno 303 circa, durante la persecuzione degli Augusti Massimiano e Diocleziano.

Al di là della controversia sull’autore della Passio - un certo vescovo Paolino, variamente identificato con Paolino di Nola o con Paolino, Vescovo di Béziers  (ca. 400-419), ciò che interessa è la testimonianza dell’agiografo che dichiara di aver messo per iscritto la tradizione orale e di averla riprodotta fedelmente. A prova di tale autenticità si può aggiungere il fatto che il racconto, povero di notizie, sembra averci tramandato la tradizione su Genesio, giunta fino al secolo V quasi inalterata nelle sue linee essenziali.

A questa scarna ed essenziale tradizione vanno aggiunte altre due testimonianze sul culto del martire di Arles. Una è di Prudenzio e l’altra è di Venanzio Fortunato. Anche se solo semplici menzioni del martire, i due passi, collocati nel contesto dei rispettivi componimenti, presentano Genesio come il martire di Arles: a somiglianza delle altre città della Gallia e della Spagna, che offrono a Cristo il dono dei loro martiri, Arles offre il proprio, Genesio, la cui tomba venne visitata dal Vescovo Apollinare di Valenza; si ha notizia da San Gregorio di Tours di numerosi miracoli ivi avvenuti.

La diffusione del suo culto in altre città della Gallia e regioni d’Europa, ha dato origine a localizzazioni e sdoppiamenti della figura del martire arelatense. Si conoscono, infatti, un Genesio di Alvernia, uno di Béziers, uno con Anastasio prete e Placido, un Genesio di Barcellona, uno di Cordova, uno de la Xara presso Cartagine in Africa, uno di Roma, mimo. Per tutti questi con quasi certezza si tratta del medesimo santo di Arles.

Presso la città di San Miniato il culto di Genesio è accertato almeno dal secolo VII, come si evince da un documento della Chiesa di Arezzo, relativo a un Concilio di Vescovi toscani, tenuto nel 715 presso la pieve di San Genesio di Vico Wallari lungo la Via Francigena. Dopo che i Sanminiatesi distrussero Vico Wallari nel primo trentennio del secolo XIII, il titolo di quella antica pieve fu trasferito nella chiesa di Santa Maria in San Miniato, elevata poi a cattedrale nel 1622. Papa Gregorio XV innalzò Genesio a patrono della Diocesi per l’antica e radicata tradizione di culto che gli era tributata nel territorio locale.


27 AGOSTO
SANTA MONICA

(331-387)
Memoria


LETTURE: Sir 26, 1-4. 13-16; Sal 127; Lc 7, 11-17
 

La grandezza della santità di Agostino ha influito perché la sua festa fosse preceduta da quella della sua santa mamma. La vita di questa madre ci è nota soltanto attraverso le «Confessioni» del figlio, che ha su di lei pagine stupende. Cristiana dalla fede robusta e profondamente pia, riuscì con la dolcezza a convertire il marito pagano e irascibile, e con la forza delle preghiere e delle lacrime il figlio sensuale e intellettualmente sviato. Sedici anni attese e operò con pazienza perché Agostino, recatosi in Italia in cerca d’avventura, si ravvedesse. Andò a cercarlo a Roma e poi a Milano dove assistette al suo Battesimo. Non rivide più l’Africa perché morì a Ostia prima di imbarcarsi. Là, madre e figlio ebbero una profonda esperienza mistica.
Santa Monica ci invita ad unire al sacrificio eucaristico di Cristo tutte le sofferenze delle famiglie i cui membri non hanno in comune la stessa fede. Il ruolo della donna è in questi casi insostituibile.


28 AGOSTO
SAN AGOSTINO

Vescovo e Dottore della Chiesa (354-430), Memoria

   

LETTURE: 1 Gv 4, 7-16; Sal 62; 1 Gv 4, 7-16

    

Nato a Tagaste (attuale Souk Ahras, in Algeria) Agostino ebbe una gioventù scapricciata. Convertitosi prodigiosamente a Milano a 32 anni, e ricevuto il battesimo da sant’Ambrogio, rientrò in Africa dopo la morte della santa madre Monica e si diede a vita religiosa. Fatto prete e poi vescovo di Ippona (presso l’attuale Bona, in Algeria), operò per quasi 40 anni contro le eresie e le deviazioni scismatiche del tempo: manicheismo, donatismo, pelagianesimo, arianesimo, lasciando moltissimi scritti, molti dei quali autentici capolavori e di genere letterario nuovo, quali le Confessioni e le Ritrattazioni (scritti autobiografici), la Città di Dio (quasi una teologia della storia), il trattato Della Trinità, Trattenimenti sui Salmi...
Agostino è un genio universale e profondo, ha un’intelligenza penetrante, una fantasia fervida, un gran cuore. Ha rielaborato la tradizione teologica anteriore e vi ha impresso la sua impronta originale. Col suo carattere generoso e simpatico, la sua sensibilità, l’indulgenza e la capacità di perdonare, ha legato a sé persino degli avversari. Sapeva parlare, anzi dialogare col popolo con parola facile, familiare, con senso di umorismo. La sua spiritualità e la sua « regola » religiosa hanno fatto sorgere in ogni tempo delle forme di vita religiosa che si richiamano a lui. Ancor oggi, oltre agli Agostiniani, forse un 20.000 religiosi seguono fondamentalmente la sua regola, e molte più sono le istituzioni femminili che si rifanno a lui come a padre. E’ il maggiore dei padri e il primo dei quattro grandi dottori dell’Occidente.

Ogni epoca ha sentito un suo Agostino; la critica moderna ha ricuperato la figura di un uomo che parla con semplicità e sincerità di se stesso. Forse ciò che è più mirabile e più moderno in Agostino è la capacità di introspezione in se stesso e negli altri, di saper esaminare le proprie emozioni, di mettersi in crisi e di riconoscere le sue colpe, i suoi errori, e di convertire tutto in «confessio», cioè in lode di Dio (cf i Cor 4,7).

Agostino ha fatto dell’assemblea eucaristica il momento centrale della vita della sua comunità. Le sue numerosissime omelie mostrano come sapeva adattare la Parola di Dio alla mentalità del suo ambiente umano.


29 AGOSTO
MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA 

(sec. I), Memoria

  

LETTURE: Ger 1, 17-19; Sal 70; Mc 6, 17-29

  

«Il più grande fra i nati di donna », secondo l'elogio di Gesù. morì vittima per la fede nei valori di conversione messianica che aveva predicato. Il racconto del suo martirio per decapitazione, avvenuto nella fortezza di Macheronte sul Mar Morto, dove il vizioso Erode si era ritirato in vacanza, Gesù lo ascoltò dalla viva voce dei discepoli del Battista (tra i quali Giovanni l'evangelista e Andrea) (Mc 6,17-29). La data di oggi ricorda forse la dedicazione dell'antica basilica in onore del Precursore dei Messia eretta a Sebaste, in Samaria.