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Speciale Dramma Popolare di San Miniato
LXIV Edizione

 
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Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato

 

PROCESSO A GESU'

di Diego Fabbri

 

Sinossi - Processo a Gesù porta a compimento lo schema processuale dei precedenti drammi fabbriani e inaugura una forma di teatro: ‘aperto’, corale, sempre incentrato sul gioco del ‘teatro nel teatro’, che attiva nuove strategie di coinvolgimento del pubblico, foriere d’ulteriori sviluppi nella sua drammaturgia. (Il confidente, Figli d’arte, L’avvenimento)

Una compagnia d’ebrei gira per l’Europa inscenando ogni sera lo stesso dramma: il processo al personaggio storico Gesù di Nazareth, sulla cui innocenza questi ebrei, inquieti, ancora s’interrogano. Si tratta di un processo di natura squisitamente giuridica, anche se nel farlo, Elia, il capo della compagnia, pone al pubblico lo stesso dubbio tormentoso che assilla loro. Accanto ad Elia, c’è Rebecca, sua moglie, Sara la loro figlia, vedova di Daniele, il giudice mancante, morto sotto il piombo nazista, e Davide, che solo nell'intermezzo verremo a sapere ebbe, ai tempi in cui era ancora vivo Daniele, una storia d'amore con Sara, tanto da denunciarne ai nazisti il marito. Ai membri della famiglia si aggiungono gli attori-personaggi: la troupe che veste i panni dei protagonisti che allora presero parte al processo. Elia, Rebecca, Sara e Davide interpretano la parte dei giudici, dividendosi i ruoli, sempre in modo diverso attraverso l’espediente del sorteggio, a garantire ogni sera un nuovo andamento processuale e affidando il ruolo di Daniele ad un giudice improvvisato che sale dalla platea. Ma la sera in cui il processo va in scena, Sara, stanca della solita procedura ormai sterile, chiede che si sentano altri testimoni, oltre ai soliti membri del Sinedrio. Vengono così interrogati, oltre a Caifa e Pilato, coloro che conobbero Gesù da vicino, personaggi della troupe ma che interpretano ruoli improvvisati: gli apostoli, Maria, Giuseppe e la Maddalena. Da queste deposizioni il processo prende una piega imprevista e si umanizza. A tal punto che nel secondo atto, dopo un intermezzo in cui Sara e Daniele entrano apertamente in conflitto sugli esiti dell’indagine, Sara si sta infatti persuadendo dell’innocenza di Cristo, il dibattito si sposta in platea animando il pubblico. Dalla platea salgono sul palcoscenico nuovi attori-spettatori. Un intellettuale che ha studiato in seminario, un prete, un giovane che ha abbandonato la casa paterna e si è perso, una prostituta, una donnetta delle pulizie. Ognuno ha visto se stesso nell’uno o nell’altro personaggio storico del primo atto. La coralità del dramma si fa completa. Il processo, nato come rivisitazione di un pezzo di storia sacra, attraverso la rievocazione, si è trasformato in una ricerca di verità che investe la storia contemporanea messa chiaramente sotto accusa. Gli interrogativi di Elia non nascono infatti solo dal timore di aver commesso una colpa imperdonabile. L'abituale certezza anticristiana del popolo ebraico è infatti confermata dalla mancata attuazione nel mondo di oggi del messaggio di Cristo, che smentisce ogni giorno la sua natura divina. L'idea del processo è quindi doppia: processo a Cristo e processo alla cristianità, che chiamata in causa torna però a gridare alla fine del processo il suo bisogno di Cristo, perché, come conclude la donnetta delle pulizie se lo condannano nuovamente, a lei, a loro, a tutti gli uomini, non resta veramente più nulla.

 

L’autore: Diego Fabbri

 

Diego Fabbri, nato a Forlì il 2 luglio 1911, realizza la sua formazione in un ambiente stimolante e ricco di fermenti spirituali precisando, sempre più compiutamente, i suoi interessi teatrali e le tematiche religiose. Tra il 1929 e il 1935 collabora al giornale forlivese “Il Momento” e dirige la Casa Editrice Stella di Bagnacavallo.

Nel 1936 si laurea all’università di Bologna in Scienze Economiche e Commerciali. Nel ’39 viene chiamato a Roma a dirigere la Casa Editrice A.V.E.; e dal 1940 al 1950 è segretario del Centro Cattolico Cinematografico. Inizia anche la sua collaborazione a “La Fiera Letteraria”, di cui sarà condirettore con Vincenzo Cardarelli e di cui terrà la direzione fino al ’66, dopo la morte del Poeta. Il suo impegno concreto per un teatro nazionale e popolare si esprime nella dichiarazione del “Manifesto per un teatro di popolo”, firmato nel 1943 con Pandolfi, Guerrieri, Costa, Pinelli; e nella fondazione, nel 1945, del “Sindacato nazionale degli autori drammatici”.

In campo teatrale si muoverà oltre Pirandello e Betti con drammi di forte tensione morale e religiosa, ma anche con vivaci critiche di costume, di cui sono esempio: “Inquisizione” (1950), “Il seduttore” (1951), “Processo a Gesù” (1955), il suo maggior successo, rappresentato in teatri di tutto il mondo, “La bugiarda” (1956), “Il vizio assurdo” (1974, con Davide Lajolo, sul dramma di Pavese), “Al Dio ignoto” (1980). Nelle stagioni ’60-’61 e ’61-’62 dirige il teatro romano La Cometa, dando vita ad una Compagnia Stabile, e promuovendo, in ogni modo, la partecipazione  del pubblico meno sensibilizzato. Nel ’68 è nominato presidente dell’ETI (Ente Teatrale Italiano), ove realizza una politica di espansione e di diffusione della cultura e degli spazi teatrali sul territorio nazionale. Negli anni ’73-’75 presiede la CISAC (Confédèration Internationale des Sociétés des Auteurs et des Compositeurs).

Dal 1977 dirige la rivista “Il Dramma”. Nello stesso anno l’Accademia Nazionale dei Lincei gli conferisce il premio “Feltrinelli” per il Teatro.La sua intensa attività giornalistica lo ha visto collaboratore de “Il Resto del Carlino”, “Il Messaggero”, “Il Tempo”.In campo cinematografico fu sceneggiatore e autore di dialoghi di una cinquantina di film (di De Sica, Blasetti, Marcellini, Germi, Clair, Rossellini, Antonioni, Dassin, Clement, Ferreri, Soldati, Comencini, Pietrangeli, Steno, Bunuel…) e coproduttore di tanti altri, tramite le società “Orbis” e Costellazione”. Va inoltre segnalata la sua attività di sceneggiatore nell’ambito RAI-TV: basti ricordare gli adattamenti de I Fratelli Karamazov e i I Demoni di Dostoevskij, Il ciclo del Teatro Popolare, Le Inchieste del Commissario Maigret, Il sospetto di Dürrenmatt, La fine dell’avventura di Graham Greene. Muore a Riccione il 14 agosto 1980.

Il suo teatro, edito in gran parte da Vallecchi negli anni ‘50-’60, è stato ripubblicato dopo la sua morte: “Tutto il teatro”,  2 voll., Rusconi, Milano 1984, grazie anche al sostegno della Cassa dei Risparmi di Forlì.

 

Centro Diego Fabbri: » www.centrodiegofabbri.it

 

Sotto: foto di gruppo del cast del Dramma Popolare 2010