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La Diocesi di San Miniato


La Diocesi di San Miniato fu eretta da Papa Gregorio XV il 5 Dicembre 1622. Il patrono principale è San Genesio martire, festeggiato il 25 Agosto, mentre il patrono secondario è San Miniato martire, ricordato il 25 Ottobre. Quest’ultimo dà il nome al capoluogo stesso della Diocesi dove si trova la Chiesa Cattedrale, la Sede Vescovile e la Curia.

La diocesi si estende su un territorio di 691 kmq e conta circa 160 mila abitanti. Situata nel cuore della regione Toscana, è attualmente ripartita in 91 parrocchie, divise in 4 vicariati e distribuite in 3 province (Pisa, Firenze e Pistoia) e 19 comuni (vedi dettaglio in appendice).

Nella diocesi svolgono il loro ministero 80 sacerdoti (clero diocesano, extradiocesano e religiosi) e 10 diaconi permanenti. Vi sono inoltre oltre 100 religiose, di cui un quarto di vita contemplativa (le Clarisse di San Miniato e di Fucecchio e le Suore Agostiniane di S.Croce sull’Arno). Le religiose di vita attiva (una ventina di istituti in tutto) svolgono il loro servizio nel territorio diocesano, dedicandosi a varie attività: asili, scuole materne, case di riposo, catechismo e supporto ai sacerdoti nelle parrocchie.

Forte anche l’attività del laicato, presente in più di venti movimenti e aggregazioni, impegnati in diversi e svariati ambiti, che vivacizza e arricchisce la chiesa sanminiatese.

La diocesi di San Miniato conta anche otto Santuari, tra cui ricordiamo in particolare il Santuario del SS. Crocifisso di Castelvecchio a San Miniato, particolarmente legato alla storia della città, e i santuari mariani di Cigoli e San Romano.

 

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Cenni Storici

 

Nel 1622, il 5 dicembre, per volontà di papa Gregorio XV nasceva la diocesi di San Minia­to, costituita da un territorio prima appartenente alla diocesi di Lucca. Ferma sostenitrice presso la Santa Sede ne fu la gran­duchessa di Toscana, Maria Maddalena d’Austria, vedova di Cosimo II, governatrice del vicariato di San Miniato. Coreggente, insieme alla suocera, granduchessa Cristina di Lorena, durante la minore età di Ferdinando II, ella fu determinata nel porre un freno al dilagante malcostume eccle­siastico che minacciava lo stes­so potere politico, per sanare al tempo stesso le liti ricorrenti tra il Vescovo di Luc­ca e il clero di una parte così periferica della sua Diocesi.

Per il granducato questo rap­presentava finalmente la possi­bilità di liberarsi dal peso di una giurisdizione ecclesiastica straniera - quella lucchese - su una parte del territorio; giurisdizione che poco poteva sui suoi preti e sulla quale Firenze eserci­tava scarsa influenza.

La storia della diocesi si caratte­rizza per un iniziale fervore organizzativo, che vede i vesco­vi determinati nel creare dal nuovo una struttura articolata e complessa. Si spiega così l’im­magine che contraddistingue i primi pastori, dall’anziano Mons. Francesco Nori (1624-1631), il primo vescovo, ad Alessandro Strozzi (1632-1648), da Angelo Pichi (1648-1653) fino a Carlo Visdomini Corti­giani (1683-1702), tutti impe­gnati a percorrere il territorio per conoscerlo, istituire uffici, convocare sinodi, far nascere il seminario, correggere un clero non troppo abituato alla vici­nanza del vescovo; a ciò si accompagna un pari entusia­smo nell’abbellire la nuova cat­tedrale e le chiese più impor­tanti del territorio, ma anche nel conservare un patrimonio già esistente, puntual­mente annotato in occa­sione delle visite pasto­rali.

Basti pen­sare all’opera dello Strozzi, con il quale, nel 1644, mentre si avviava­no i primi restauri della cattedrale, si procedeva anche alla creazione dell’Accademia degli Affi­dati, poi divenuta degli Euteleti, così da far nascere nella città un centro vivo di cultura, degno delle tradizioni sanminiatesi.

Fu con il vescovo Pichi che, nel 1650, nacque il seminario dioce­sano, in grado di offrire ai chierici una scuola diurna e una formazione teolo­gica e culturale di cui si avver­tiva l’urgente necessità. Poi, nel 1685, fu merito del Cortigiani fare del seminario stesso una struttura a carattere residenzia­le; il 13 maggio dello stesso anno, il vescovo procedette anche all’ultima consacrazione della cattedrale.

Il secolo XVIII vide la Chiesa sanminiatese guidata da vesco­vi di notevole cultura, di gran­de zelo religioso e decisi ad ele­vare la formazione spirituale e teologica del clero. Basti pensa­re all’opera del vescovo Giovan Francesco Maria Poggi (1703-1718), che ampliò il seminario e volle, appunto, un clero pio, devoto, istruito nelle Sacre Scritture e nella storia della chiesa, una realtà allora non frequente nella diocesi, ma anche a Brunone Fazzi (1779-1805), uomo di eccezionale cultura, professore di morale all’università di Pisa, fondatore degli Ospedali Riuni­ti di San Miniato.

Il Poggi diede inizio ai restauri della cattedrale, ordinò la costruzione del santuario del SS. Crocifisso e fece decorare la facciata del seminario, mentre il vescovo Giuseppe Suares de la Concha (1734-1754) abbatté le torri del palazzo vescovile, che assunse l’aspetto attuale.

l secolo si concluse con l’epi­scopato di Fazzi, che sembrò intuire le novità dei tempi, non impedendo che alcuni sacerdoti si ponessero a capo di movi­menti giacobini, sulla linea del­le idee della Rivoluzione Fran­cese.

Fu il sanminialese Torello Pierazzi (1834-1851) a dare nuovo impulso alla struttura diocesa­na, perché dotato non soltanto di vasta cultura, ma anche di una forte apertura al nuovo, a principi di progresso. Furono sue la creazione della biblioteca del seminario e la rifondazione dell’Accademia degli Euteleti. Pierazzi istituì la Cassa di Risparmio di San Minialo. Intanto si avvicinavano eventi di grande rilevanza sto­rica, come il passaggio allo Sta­to Unitario, che avvenne nel periodo in cui era vescovo Francesco Maria dei marchesi Alli Maccarani (1854-1863); episcopato caratterizzato anche dagli ultimi restauri della catte­drale, che le conferirono il suo attuale aspetto.

Nel clima di diffuso anticlerica­lismo di fine Ottocento, presen­te in varie e importanti parroc­chie della diocesi, emerse la grande spiritualità del vescovo Pio Alberto Del Corona (1875-1906), infaticabile animatore della vita religiosa della diocesi, che egli conosceva nel profondo in virtù delle proprie assidue visite pastorali. Nei grandi sconvolgimenti storici del Novecento, con i due conflitti mondiali, la diocesi sanminiate­se fu vicina alle sofferenze della gente comune, partecipe delle sue quotidiane difficoltà. In occasione della Prima Guerra Mondiale, essendo vescovo Carlo Falcini (1908-1928), numerosi sacerdoti e chierici furo­no chiamati al fronte, mentre la distruzione operata dai bombarda­menti durante la secon­da, portò il vescovo Ugo Giubbi (1928-1946) e il clero in prima linea nel prestare servizio a coloro che la guerra aveva pri­vato di tutto, dagli affetti ai mezzi più elementari di sopravvivenza. Pur in tempi così tristi, la diocesi manteneva una propria vitalità, perfino sul piano culturale. Con Falcini ebbe inizio la pubblica­zione del bollettino diocesano (1911), mentre con Giubbi nac­que l’Azione Cattolica e nel 1937 il settimanale La Domenica. Infine, si avvertì l’esigenza di un profondo rinnovamento liturgico, teso ad eliminare usi secolari impropri e a determi­nare, nel 1938, la celebrazione del primo Congresso eucaristico diocesano, preceduto, nel 1936, dall’ultimo Sinodo antecedente il Concilio Ecumenico Vaticano II.

È a Felice Beccaro (1946-1969) che si lega il cammino di rico­struzione, non soltanto materia­le, ma anche spirituale, dell’in­tero contesto diocesano. Sotto il suo episcopato la diocesi realiz­zò restauri ovunque, nacquero quattro nuove parrocchie; fu celebrato il secondo Congresso eucaristico diocesano e si creò, nel 1967, il Consiglio pre­sbiterale, sulla linea del rinno­vamento determinato dal Con­cilio Ecumenico Vaticano Il. Durante la seconda metà del Novecento la diocesi attraversò una profonda crisi di vocazioni sacerdotali; il clero vide aumen­tare la propria età media. Molte parrocchie rimasero prive di un parroco residente, mentre quel­le rurali erano destinate a scomparire in seguito al vasto fenomeno dell’urbanesimo. Gli ultimi due vescovi della diocesi prima dell’attuale Vescovo Fausto, ovvero Mons. Pao­lo Ghizzoni (1969-1986) e Mons. Edoardo Ricci (1987-2004) hanno vissuto con grande preoccupazione il problema causato dall’invecchiamento del clero e dal suo mancato ricambio, al punto da veder­si costretti a sopprimere varie parrocchie.

Sotto l’episcopato del Ricci, sollecitato dalle istan­ze poste dalla comunità dioce­sana, la Chiesa sanminiatese compì l’esperienza del XIII Sinodo Diocesano - il primo dopo il Concilio - quale momento di riflessione attenta sui problemi più sentiti dalla Chiesa locale.

Nel 2004 il Vescovo Ricci lasciava la Diocesi per raggiunti limiti di età e il 6 Marzo dello stesso anno fu nominato vescovo di San Miniato Mons. Fausto Tardelli, che fece il suo solenne ingresso il 30 maggio.

 

Questa, in breve, la storia della diocesi di San Miniato, animata da figure di pastori che, con la propria vita, il proprio modo di agire, la pietà, l’intrapren­denza o timidezza, il proprio spirito innovativo o conservato­rismo, le proprie sofferenze e gioie, sono andati a for­mare la vita della Chiesa cui erano stati preposti come guide e maestri. D itale storia oggi la diocesi di San Miniato dà un’immagine tangibile attraver­so gli spazi sacri delle proprie chiese, i tesori che la fede e la pietà di vescovi e sacerdoti hanno prodotto e conservato; la fede viva di intere popolazioni che si riconoscono in questo tessuto antico di tradizioni reli­giose e nell’operato di tutti i propri pastori.

 

Rosone Cattedrale
Stampa Cattedrale

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